Roma Capitale

Morì al Calamatta Il perito scagiona l’infermiera

Una vita costretta su una sedia. Un’esistenza possibile da affrontare solo grazie all’aiuto di un’importante assistenza medica e sociosanitaria. E proprio poco tempo dopo l’assunzione di cibo...

Una vita costretta su una sedia. Un’esistenza possibile da affrontare solo grazie all’aiuto di un’importante assistenza medica e sociosanitaria. E proprio poco tempo dopo l’assunzione di cibo somministrato da un’operatrice sociosanitaria dell’istituto Calamatta, era insorto un problema. Un intervento d’urgenza non era bastato a salvarle la vita perché la donna era morta venti giorni dopo. L’operatrice era dunque stata rinviata a giudizio per aver somministrato troppo cibo e in modo errato. Adesso, però, il perito nominato dalla gup è giunto a una conclusione che scagiona i sanitari. «La donna morì per insufficienza cardiocircolatoria a shock settico da peritonite chimica occorsa in soggetto portatore di peg». «Riteniamo - affermano i penalisti che assistono la donna, Federico e Salvatore Sciullo - che i riscontri scientifici medico legali possano condurre al totale proscioglimento della nostra assistita di fronte a un fatto improvviso e un evento accidentale che non può condurre a responsabilità penale della signora che ha dedicato e dedica la sua vita a tale delicata attività».

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