Li incontrava al parco, al supermercato, in strada o mentre stavano lavorando. Si mostrava gentile. Offriva alle vittime un caffè e spesso si faceva invitare a casa di ignari signori benestanti che non sospettavano di essere caduti nella trappola di una rapinatrice seriale. Lucia Cena, cinquantenne originaria della provincia di Torino, versava nelle bevande offerte sostanze narcotizzanti. Poi, una volta stordito l'interlocutore, rubava ogni cosa potesse trovare. La donna, con numerosi precedenti alle spalle e 13 rapine appena scoperte dalle forze dell'ordine, è stata condannata, come richiesto dal sostituto procuratore Silvia Sereni, a scontare 6 anni di reclusione. L'accusa è di rapina e risale allo scorso anno. La donna è riuscita a circuire diversi uomini. Li incontrava, si mostrava carina. Parlava dei suoi problemi e offriva un caffè alle vittime. Si trattava di anziani che invitavano la donna in casa. Oppure di commercianti ambulanti che facevano salire l'imputata a bordo del loro furgone. Le prede della rapinatrice si svegliavano dopo ore, in un caso anche dopo un'intera notte trascorsa dormendo in un camion. Non sapevano cosa fosse successo. Ricordavano solo il volto della signora, il suo accento piemontese e scoprivano che la cinquantenne li aveva alleggeriti di ogni avere. «Si impossessava di un bracciale e di una collana entrambi in oro nonché della somma di 2500 euro» recita uno dei numerosi capi d'imputazione. Spesso le vittime venivano svegliate dalle mogli e denunciavano di aver subito una rapina. La signora però si sarebbe "incastrata" con le sue stesse parole. Avrebbe raccontato a una vittima, prima di narcotizzarla, di avere dei problemi di salute e di essersi recata presso il policlinico Casilino. Gli agenti così si erano messi sulle tracce della donna riuscendo a scoprire il suo nome: Lucia Cena, già presente negli album utilizzati per il riconoscimento fotografico. La rapinatrice infatti aveva numerosi precedenti alle spalle. Gia nel 1995 era stata arrestata insieme a una complice mentre si spacciava per assistente sociale. Le due, in quell’occasione, bussavano alla porta di anziani: «Siamo assistenti sociali» affermavano. Magicamente la porta si apriva. Spesso si trattava di persone sole. Le donne infatti colpivano soprattutto in estate, quando i parenti degli anziani partivano per le vacanze. Lucia Cena, ex giostraia, a quei tempi aveva 30anni e risiedeva nel campo nomadi di Torre Spaccata. Anche nel 1995 versava sostanze narcotizzante nel caffè o nelle minestre delle vittime che, pensando si trattasse di un’assistente sociale, la lasciavano entrare in casa. Un’arzilla 83enne però si era accorta che qualcosa non andava. La minestra era amara. Così, dopo aver avvertito un vicino che a sua volta aveva allertato la polizia, l’anziana aveva smascherato la rapinatrice seriale.
Adescava e drogava uomini sposati Condannata a sei anni
Li incontrava al supermercato si faceva invitare a casa, poi la rapina