Roma Capitale

Testaccio, rapinavano passanti armati di spranghe: arrestati 5 egiziani

A "tradire" la banda gli ultimi due colpi. La Polizia li ha intercettati a piazzale Ostiense, addosso avevano contanti e telefoni cellulari

A tradirli sono state le ultime rapine. Cinque cittadini egiziani sono stati arrestati ieri dalla Polizia. Armati di spranghe circondavano ignari passanti, e, dopo averli minacciati, si facevano consegnare denaro e telefono cellulare. Due notti fa la svolta nelle indagini. Gli agenti dei Commissariati Viminale e Celio e del Reparto Volanti  sono stati inviati in via Monte Testaccio dove un uomo ha riferito di essere stato rapinato da 5 uomini armati di spranghe. A questo punto è cominciata la «battuta» della zona e la ricerca dei malviventi anche sulla base delle descrizioni fornite dalla vittima. Durante le ricerche un'altra persona ha fermato poco distante una pattuglia dicendo di aver subito anch'egli una rapina ad opera di 5 persone. Proseguendo nel giro di controllo i poliziotti hanno notato in piazzale Ostiense 4 giovani somiglianti alle descrizioni fornite dalle vittime, e li hanno fermati. Perquisiti sono stati trovati in possesso di una considerevole somma di denaro contante del quale non erano in grado di fornire la provenienza. Proseguendo nella ricerca del quinto autore delle rapine, i poliziotti hanno individuato un giovane - anch'egli egiziano - in piazza dei Cinquecento, il quale alla vista della Polizia ha cercato di fuggire. Inseguito è stato raggiunto e bloccato. Indosso gli agenti gli hanno trovato due telefoni cellulari e oltre 300 euro in contanti. Tutti accompagnati negli uffici di Polizia sono stati identificati e sottoposti a fermo. Quattro di loro - tutti cittadini egiziani - dopo gli accertamenti di rito, sono stati accompagnati presso il carcere di Regina Coeli, mentre il quinto - minorenne - è stato portato all'Istituto Penitenziario Minorile di via Virginia Agnelli. Sono in corso ulteriori indagini da parte degli investigatori del Commissariato Viminale per accertare se i fermati si siano resi responsabili di ulteriori fatti criminosi, con lo stesso modus operandi.

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