Nessuna responsabilità del Comune sul ritardo con cui fu dato l’allarme che l’acqua in alcune zone di Roma nord non poteva essere consumata in quanto destinata all’uso agricolo. Per la Procura, le bollette riportavano chiaramente che quell’acqua, in cui sono state trovate tracce di arsenico, non era destinata al consumo umano. Nessun colpevole, dunque. Gli accertamenti, infatti, hanno seguito due diverse direzioni: da una parte il mancato adeguamento della rete idrica, dall’altro il ritardo di ben una settimana, a febbraio 2014, con cui il Comune ha diffuso l’allarme. Il primo fronte investigativo è stato archiviato perché i reati sono prescritti. L’’ipotesi di reato era omissioni di atti d’ufficio. Nel secondo fronte d’indagine, invece, i magistrati hanno ritenuto che non ci fosse responsabilità del Comune, in merito al ritardo degli allarmi, in quanto le stesse bollette contenevano l’indicazione che l’acqua non era destinata al consumo umano.
La Procura
Il Campidoglio «salvato» per l’acqua all’arsenico