Il tam tam era partito un pao di giorni di fa. Ma la notizia era talmente assurda da essere di fatto accantonata. Fino a ieri mattina. Quando l’assurdità si è trasformata in realtà. Il nuovo contratto decentrato varato dalla giunta Marino, (che recepisce in todo le linee guida del Mef, ovvero del governo Renzi) senza la firma delle parti sociali e sonoramente bocciato dal referendum del 25 marzo, equipara di fatto le maestre di asili e materne ai dipendenti comunali. Questo significa che il calendario scolastico vale soltanto per i piccoli alunni. E dunque le maestre anche durante le vacanze di Pasqua dovranno lavorare, o presso le scuole o "distaccate" nei Municipi. La certezza di una simile follia è arrivata il 31 marzo. Martedì, alla vigilia della pausa pasquale. Così le maestre, migliaia, ieri mattina si sono dovute recare o presso le proprie scuole, vuote proprio come uova di cioccolata, o nei Municipi, laddove i dirigenti scolastici hanno lasciato i cancelli chiusi. Sette ore e 12 minuti senza fare nulla, o davanti a banchi vuoti oppure ammassate in piccole stanze messe a dispozione dai Municipi. Il nuovo contratto inoltre aumenta le ore da 27 a 30, portando le maestre a ritmi di lavoro che possono andare anche dalle 8 alle 16.30 del mattino. Una follia denunciata con forza dai presidenti dei Municipi, che ricordiamo essere tutti di centrosinistra, proprio come la maggioranza che sostiene il sindaco Marino. «Si sono verificate numerose problematiche all’nterno delle sedi municipali per l’obbligatorietà di presenza del personale scolastico durante i periodi di chiusura dell’attività didattica - denuncia il minisindaco dell’VIII Municipio - infatti, il Municipio IV è stato letteralmente invaso da 200 tra maestre ed educatrici che per le disposizioni del contratto unilaterale devono prestare comunque la loro attività anche se non si trovano nelle scuole o nei nidi perché chiusi. Questa situazione irragionevole non può essere protratta ulteriormente e soprattutto portata fino alla chiusura estiva». Duro anche il presidente del IX, Andrea Santoro: «I disagi legati all’entrata in vigore del contratto unilaterale si stanno evidenziando soprattutto nel comparto scolastico. Quando metà dei dipendenti comunali, tra cui migliaia di insegnanti, lavorano nei Municipi, i presidenti non possono essere trattati da spettatori». L’assessore capitolino alla Scuola, Paolo Masini cerca di gettare acqua sul fuoco: «Le attività di programmazione da effettuare nelle ore lavorative durante le vacanze dei bambini, previste dal nuovo contratto - si sono svolte regolarmente nella gran parte del territorio capitolino». Non basta però a placare sindacati e opposizioni. In un nota durissima la Cisl Fp Roma con Giancarlo Cosentino chiede un confronto immediato per ristabilire «la dignità dei dipendenti capitolini, smascherando l’inadeguatezza dell’atto unilaterale e l’illusione di chi sosteneva che mai sarebbe entrato in vigore. Il "no" referendario non può però essere il "no" ai diritti e al salario dei lavoratori». All’attacco Fi, Fdi e Lega. Per il consigliere Fi, Dario Rossin «la filosofia di Marino è quella dell’"io speriamo che me la cavo"; chiede l’annullamento dell’atto unilaterale il capogrupp Fdi, Ghera, mentre Giordano Tredicine, sempre Fi, si rivolge alle educatrici: «Perdonate Marino non sa quel che fa». Intanto le maestre si ritrovano o nelle scuole vuote, senza peraltro servizio mensa e pulizia, o ammassate in aule dei Municipi. In barba alla valorizzazione umana e professionale.
Scuole chiuse? Maestre al lavoro
Ecco la follia del nuovo contratto delle educatrici, bocciato dal referendum. Durante le vacanze dovranno comunque timbrare i cartellini nei Municipi LEGGI ANCHE "Ammassate come bestie per sette ore"
