Roma Capitale

Fumo, obesità e poco sport La mortalità più alta è nel Lazio

Secondo i dati della dodicesima edizione del Rapporto Osservasalute siamo la Regione più sedentaria d’Italia

Siamo la regione più sedentaria d’Italia, il 40% non pratica sport, con più fumatori (il 23,6%), un bambino su quattro è obeso e ci ingozziamo di medicine. Ma facciamo meno uso di antidepressivi (35,8 dosi giornaliere per mille abitanti) e abbiamo meno suicidi della media nazionale (5,36 per 100.000 a fronte di un valore medio nazionale di 7,32 per 100.000 fra i soggetti dai 15 anni in su). Però lo stile di vita resta il tallone di Achille del Lazio. Dovremmo tenerlo in conto, che se poi ci tocca andare in ospedale troveremo sempre meno medici e infermieri, con la bilancia del turn-over che pende sempre in uscita. È il quadro, per niente rassicurante, che emerge dalla dodicesima edizione del Rapporto Osservasalute (2014) pubblicata dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. Che ci consegna i quattro primati negativi. E sfido che poi arriva il peggiore: la mortalità sopra la media nazionale sia per gli uomini che per le donne, così come quella per tumori e per malattie cardiocircolatorie. «Il problema si risolve investendo in prevenzione e il Lazio è una delle regioni che investe di meno» dice il professor Walter Ricciardi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica del Policlinico Gemelli. I dati presentati ieri all'Università Cattolica, dove ha sede l'Osservatorio, fotografano anche il Servizio sanitario nazionale. «Nel 2013 la spesa sanitaria pro capite nel Lazio è pari a 1.923 euro», a fronte di «un valore medio italiano di 1.816 euro», una somma più bassa che in altri Paesi. E se guardiamo ora il capitolo disavanzo «nel 2012 nel Lazio il rapporto spesa/PIL è pari al 6,52% (valore medio italiano 7,00%). Il Lazio ha anche il maggior livello di consumo in Italia di farmaci. Nel 2013 la Regione «presenta un consumo di 1.190 DDD/1.000 ab die (numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente ogni 1.000 abitanti)», rispetto a «un valore medio nazionale di 1.032». Sopra la media italiana anche la spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN «pari a 216,2 euro (la media nazionale di 187,7 euro)». Ogni cittadino spende di tasca propria il 13,3% della spesa pro capite totale (valore medio italiano 12,8%). In ospedale in calo i parti cesarei che rimangono comunque «il 42,68% sul totale dei parti nel 2013», al di sopra della «media nazionale del 36,50%». Abbiamo il tasso complessivo di dimissioni ospedaliere più alto e la degenza media preoperatoria standardizzata più lunga rispetto alla media nazionale. Nel dettaglio, «il tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere (ovvero in regime ordinario e in Day Hospital) è pari a 170,4 per 1.000; il valore medio nazionale è pari a 155,5 per 1.000». In regime ordinario il tasso è «pari a 115,4 per 1.000 (2013), a fronte di un valore medio italiano pari a 115,9 per 1.000». Il peggior primato è la mortalità. Secondo «dati del 2011» «la mortalità è pari a 108,2 per 10mila abitanti tra i maschi (media nazionale di 106,0), tra le donne è pari a 69,8 per 10mila (media naz. 67,1)». Tra i 19-64 anni, una mortalità per tumori tra i maschi pari a 10,3 per 10.000 (vs. un valore medio naz. di 10,2) e una mortalità per malattie del sistema circolatorio di 6,0 per 10mila (vs. un valore medio naz. di 5,3. Fra le donne «la mortalità per tumori è pari a 8,4 per 10mila (naz. di 7,7) e la mortalità per malattie del sistema circolatorio di 2,1 per 10mila (valore medio naz. di 1,9)». Tra il 2002 e il 2012, nel Lazio la speranza di vita alla nascita è cresciuta di più per i maschi: hanno visto incrementare tale valore «di 2,1 anni (2,4 media nazionale)» rispetto a «1,3» per le donne. Sul fronte anziani la media è in linea con i valori medi italiani. È salita dunque «da 77 anni nel 2002 a 79,1 nel 2012 la speranza di vita alla nascita dei maschi, a fronte del passaggio per le femmine «da 82,5 anni (valore medio italiano 83,0 anni) a 83,8 (valore medio italiano 84,4 anni)», nello stesso arco di tempo. Per quanto riguarda gli anziani nel 2013 nella regione laziale «il 10,5% dei cittadini ha tra 65 e 74 anni, tra 75 e 84 anni sono il 7,3% e gli anziani di 85 anni e oltre sono il 2,9%.

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