Roma Capitale

Extracosti della Metro C Interrogazione di Sel

Azuni chiede spiegazioni a Roma Metropolitane

Dopo l’inchiesta de Il Tempo, si riapre prepotentemente la vicenda dei costi per gli oneri della sicurezza all’interno dell’appalto della Metro C. Parliamo di ben 850 milioni di fondi pubblici, su 3,7 miliardi su cui nessuno ha potuto effettuare verifiche se non il Responsabile dei Lavori, nominato però dalle stesse ditte che hanno costruito la linea. La consigliera di Sel, Gemma Azuni, che dal 2012 porta avanti battaglie sull’argomento, ha presentato ieri una nuova interrogazione che pretende chiarimenti. Spiegazioni che Roma Metropolitane dovrà dare alla luce, oltre che dell’inchiesta del nostro giornale, anche delle indagini congiunta delle procura di Firenze e Roma su tangenti e mazzette, le quali finora hanno portato ad arresti eccellenti, fra cui il super dirigente del Ministero Infrastrutture, Ettore Incalza, e l’ormai ex direttore dei lavori di Metro C, Stefano Perotti. Incalza è proprio il "padre" della riforma della Legge Obiettivo 2002, che consente a Contraente Generale (le ditte costruttrici) di nominare il proprio controllore. Tra l’altro, Gemma Azuni fa riferimento ad un altro paradosso da chiarire. A dare il benestare alla nomina del Responsabile dei Lavori di Metro C è stato un dirigente di Roma Metropolitane, Andrea Sciotti, ovvero il Rup (Responsabile Unico del Procedimento). Sciotti risulta essere un ex dipendente Rocksoil, azienda fondata dall’ex ministro Pietro Lunardi e fra le ditte subappaltatrici nella realizzazione dell’opera. Un eventuale conflitto d’interesse che si potrebbe ampliare se pensiamo che Lunardi era ministro quando Incalza, nel 2005, propose la modifica della Legge obiettivo. Nel frattempo, come noto, risulta indagato dalla Procura di Roma anche l’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta. In un’intervista, il delegato del sindaco ha parlato dei famosi 90 milioni in più da destinare al Consorzio delle ditte costruttrici delle metro, la Metro C Scpa, che potrebbe essere la motivazione del suo coinvolgimento nell’inchiesta. Improta si è difeso affermando: «Quei soldi non sono stati mai pagati: dov’è il reato?». Ieri, il titolare dei Trasporti ha anche incassato la nuova fiducia del sindaco Ignazio Marino: «Da quello che letto sui giornali - ha detto il sindaco - Improta ha parlato durante questo anno e mezzo di governo con gli interlocutori istituzionali del Ministero delle Infrastrutture e di altri ministeri. Ci manca solo che un assessore ai Trasporti non parli con i tecnici delle Infrastrutture, sarebbe grave. Improta ha la mia fiducia». Sulla vicenda Improta c’è stato tempo anche per una polemica fra M5S e Pd. I grillini chiedono le dimissioni dell’assessore e del sindaco, mentre il commissario Pd, Matteo Orfini ha risposto su Twitter: «E’ la stessa linea della mafia». Il capogruppo pentastellato, Marcello De Vito ha quindi annunciato querela per diffamazione nei confronti del leader dei democratici capitolini.

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