Roma Capitale

Il Campidoglio non vende più Ma sono in arrivo altri tagli

Vincenzo Bisbiglia Non finisce qui. La vendita e la liquidazione di 27 partecipate del Comune, approvata lunedì sera dall’Assemblea Capitolina, potrebbe essere solo il primo passo verso un’azione...

Non finisce qui. La vendita e la liquidazione di 27 partecipate del Comune, approvata lunedì sera dall’Assemblea Capitolina, potrebbe essere solo il primo passo verso un’azione complessiva di revisione di tutto il quadro delle municipalizzate. Per il momento non si vende nient’altro ma altri tagli sono alle porte. Entro giugno, a detta del sindaco Marino e del suo assessore al Bilancio, Silvia Scozzese, la Giunta proporrà la seconda parte del «modello Gruppo Roma», che prevede un forte dimagrimento delle 10 municipalizzate rimaste a servizio del Comune, fra cui Ama, Atac, Zetema e Risorse per Roma. Meno dirigenti in rapporto ai dipendenti, meno ore di straordinario (e in percentuale inferiore rispetto al lavoro ordinario) e livellamento dei salari e dei criteri di assunzione a quelli degli uffici comunali. LA DUE DILIGENCE I numeri di questa «razionalizzazione» saranno tracciati dal risultato di una due diligence sulla quale i tecnici del Campidoglio hanno già iniziato a lavorare. «Puntiamo al rafforzamento della governance», ha spiegato ieri Silvia Scozzese, durante la conferenza stampa di presentazione della delibera 11 sulle aziende partecipate, provvedimento propedeutico alla discussione sul bilancio 2015, iniziata sempre ieri in Assemblea Capitolina. «Abbiamo ristabilito - afferma – il controllo analogo sulle aziende (la verifica diretta del Campidoglio su tutte le azioni dei cda, ndr) e riportato un equilibrio nel rapporto con il Comune. Roma tornerà ad essere un buon pagatore, ma i dirigenti dovranno rispettare i parametri stabiliti, pena la loro rimozione». Il monitoraggio sarà affidato alla Commissione Bilancio presieduta dal «professore» (come ribattezzato) Alfredo Ferrari: «Il tavolo si occuperà - spiega il consigliere Pd - di monitorare il deliberato e aiutare gli uffici nel controllo analogo». CAPITOLO ACEA C’è poi l’interesse di Acea ad acquisire gli impianti dei rifiuti di proprietà di Manlio Cerroni, fino a pochi mesi fa patron della discarica di Malagrotta. A domanda, Marino cerca di smarcarsi: «Di un eventuale interesse di Acea non sono a conoscenza ma è possibile che l’ad (Alberto Irace, ndr) possa averlo considerato nell’ambito dell’espansione di una società che ha raggiunto risultati storici in termini di dividendo e titolo». Tenendo conto che, pur nella sua autonomia, l’ad di Acea risponde comunque alla politica e ai suoi azionisti, tra cui il Campidoglio è quello di maggioranza. E infatti Marino aggiunge: «Curioso che Acea non avesse partecipato, quando ha chiuso Malagrotta, alle gare per smaltire parte degli 1,8 mln di tonnellate di rifiuti che genera la città». RISPARMI IPOTETICI Questo è quello che sarà. Ma quello che già è stato fatto lunedì non sembra poco. «Abbiamo trasformato un progetto in una solida realtà», ha detto il sindaco Ignazio Marino. Con l’approvazione della delibera 11, Roma Capitale rinuncia a 7 partecipazioni in altrettante società (Acea Ato 2, Aeroporti di Roma, Car, Cif, Eur Spa, Bcc e Centrale del Latte), trasforma in spa a maggioranza pubblica Farmacap, con l’intento di liquidarla, dismette Assicurazioni di Roma e rinuncia a 8 aziende di secondo livello di Atac e 12 di Ama (fra cui Roma Multiservizi). A detta di Scozzese, il risparmio di 150 milioni di euro iscritto in delibera riguarderebbe soltanto la vendita delle prime 7 partecipazioni: «Una stima», ha sottolineato l’assessore. Che non contempla gli eventuali costi relativi, ad esempio, allo scioglimento della Mutua Assicurazione, cifra che i sindacati individuano in oltre 100 milioni di euro. E proprio su Adir, Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) attacca: «No al penoso ridimensionamento retributivo del personale». ADESSO IL BILANCIO Lo scoglio più importante verso l’approvazione del bilancio 2015 è dunque superato. Ora la corsa dell’Assemblea Capitolina dovrebbe essere tutta in discesa. Ieri l’assessore Scozzese ha presentato le linee di un documento che apporta solo qualche modifica. Con qualche leggero miglioramento in termini di tasse, in particolare con l’aumento della soglia di esenzione Irpef da 10mila a 12mila euro annui, grazie al quale «gli attuali 530mila romani esenti da Irpef passeranno con questo bilancio a 613mila». L’ok è atteso per oggi, poi si passerà alla Tari, che riceverà una diminuzione simbolica dell’1,5%.

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