Roma Capitale

Raid alla festa, indagato l’autista di Alemanno

Un braccio teso, un coro sconfitto dalla storia, un pestaggio in pieno stile fascista e un poliziotto di scorta che avrebbe fatto finta di non vedere e non sentire nulla: su questa basi i pm romani...

Un braccio teso, un coro sconfitto dalla storia, un pestaggio in pieno stile fascista e un poliziotto di scorta che avrebbe fatto finta di non vedere e non sentire nulla: su questa basi i pm romani hanno rinviato a giudizio Roberto Macellaro, agente della polizia di Stato in quel periodo in forza come autista dell’allora primo cittadino della Capitale Gianni Alemanno. Una storia che sembra ritagliata dagli Anni di piombo e che invece risale al giugno 2009 quando, durante una banale festa in piscina della borghesia romana, il senso di appartenenza alla destra oltranzista avrebbe scaturito un senso di risentimento sfociato poi in un pestaggio nei confronti del padrone di casa che aveva tentato di stoppare la deriva presa dai ragazzini presenti alla festa. Una storia dai contorni strani a cui avrebbe partecipato anche lo stesso figlio di Alemanno che, ricostruiscono gli inquirenti, dopo il pestaggio sarebbe risalito in auto, sempre scortato dall’agente finito alla sbarra e che non avrebbe fatto rapporto su quanto accaduto, per tornare a casa. Omissioni d’atto d’ufficio e favoreggiamento i capi d’imputazione nei confronti dell’agente che ora si trova alla sbarra. Secondo quanto ricostruito dai pm, dopo l’inizio della festa alcuni partecipanti al party avrebbero iniziato a inneggiare al Duce: fatto che avrebbe convinto il giovane padrone di casa a intervenire per far smettere i cori. Ma l’intervento del ragazzo avrebbe però fomentato la reazione dei partecipanti alla festa. Secondo quanto emerso uno degli invitati, infastidito dall’interruzione, avrebbe chiamato altri amici non presenti al party che si sarebbero precipitati per una spedizione punitiva nei confronti dell’organizzatore. Storie ingiallite dal tempo che riemergono ciclicamente e che, in questo caso, per il fatto che presente alla festa c’era anche il figlio di Alemanno che risulterebbe essere attivista del blocco studentesco di Casapound, è finito col costare il rinvio a giudizio del poliziotto che avrebbe omesso di raccontare quanto successo.

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