Hanno invaso la sede del Dipartimento Risorse Umane, forzato il cancello del cortile e urlato a squarciagola per oltre 5 ore. Tutto questo mentre l’intenzione dell’amministrazione è quella di andare verso il rinvio a settembre 2015 sull’entrata in vigore della riforma comunale del personale scolastico e la costituzione di una trattativa separata da quella sul pubblico impiego capitolino. Parliamo delle 3500 maestre, di ruolo e precarie, che ieri sera hanno fatto irruzione nella sede di via Tempio di Giove, frenate soltanto dall’arrivo delle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. Per il 90% donne, accompagnate dai loro bambini, hanno dato la spallata decisiva a un contratto decentrato ancora troppo confuso, che oltretutto aveva portato al licenziamento di fatto di oltre 1000 supplenti. Anche sull’onda emotiva della protesta, infatti, il vicesindaco Luigi Nieri, di concerto con il neo assessore alla Scuola, Paolo Masini, hanno dichiarato di voler accogliere una parte delle richieste dei sindacati: il nuovo contratto decentrato che porta alla riduzione dello stipendio per ogni giorno di assenza dal servizio e aumenta le ore settimanali di insegnamento (da 27 a 30) eliminando di fatto almeno il 50% del contributo delle supplenti, potrebbe entrare in vigore da settembre, e non dal 1 febbraio. Ovvero con l’inizio del nuovo anno scolastico. Non solo. Da domani si aprirà un tavolo sindacale ad hoc, dove si discuterà punto per punto su come migliorare la proposta unilaterale del Campidoglio. Il rinvio del contratto decentrato consentirebbe di rimettere un po’ di ordine in una situazione che si era fatta a dir poco confusionaria. Nel corso degli ultimi 30 giorni, infatti, sono arrivate nelle scuole capitoline (nidi e dell’infanzia) ben 12 circolari, dove si cercava di chiarire l’applicazione del contratto. Un caos totale, che ad esempio ieri ha portato i genitori di una scuola materna del Laurentino a chiedere l’intervento dei Carabinieri, quando una maestra si è ritrovata con ben 25 bambini piccoli da gestire tutti insieme. «Colpa della disorganizzazione – afferma Nicoletta Calcagni di Uil Fpl – Le dirigenti scolastiche non sanno come si devono muovere. C’è il delirio nelle scuole romane». Grave, poi, è la posizione di circa 1000 delle 6000 supplenti romane che si trovano a non lavorare praticamente più. «Lavoriamo ad ore – racconta Antonella – La nostra sopravvivenza si basa su quelle 3 ore in più che vorrebbero aggiungere al lavoro delle insegnanti di ruolo. Oltretutto, il nuovo contratto impedisce ai dirigenti scolastici di chiedere il nostro intervento sotto i 3 giorni di assenza delle colleghe assunte. Questo ci penalizza ancora di più». Una situazione emersa con il contagocce fino a ieri: «Ci hanno dipinto come delle scansafatiche – racconta Rossella – Marino e Nieri vorrebbero risparmiare sulla nostra pelle. Vogliono rinviare l’entrata in vigore del contratto a settembre? Va bene, ma è un contentino. Il problema si ripresenterà». Resta convocata per oggi, dalle 7 alle 11, l’Assemblea del settore scolastico.
La presa del Comune di maestre e supplenti
Circa 3500 educatrici e precarie urlanti per cinque ore sotto le finestre di Nieri
