A tre giorni dall'interruzione dell'erogazione dell'ossigeno nel reparto di nerurochirurgia, al San Camillo di Roma ancora non si tira il respiro di sollievo. L'ipotesi che di manomissione si sia trattato, è stata avanzata davanti ai carabinieri perfino dal responsabile della manutenzione dell'impianto che lunedì scorso - per un danneggiamento voluto o accidentale - ha smesso di funzionare per oltre due ore. La sua dichiarazione davanti agli investigatori della stazione Monteverde Nuovo, titolari delle indagini, è ora al vaglio della Procura insieme a diversi rilievi fotografici e tecnici, effettuati ieri mattina, e alla denuncia presentata agli stessi militari dall'ospedale. Erano le 19,30 di lunedì quando l'ossigeno ha smesso di pompare. Immediati i sistemi d'emergenza scattati nel reparto di terapia intensiva. Il personale infermieristico, i medici, gli anestesisti e i tecnici hanno lavorato senza tregua per due ore e mezza per non arrecare danni fatali ai dieci pazienti attaccati ai respiratori. Oggi, ad emergenza rientrata, gli investigatori agli ordini del Capitano Raffaele Romano non escludono alcuna pista, neppure quella del sabotaggio voluto. Ma chi e per quale motivo può aver commesso un fatto tanto grave, ammesso che di dolo si tratti? «L'ipotesi del danneggiamento provocato non è stata scartata dagli ulteriori accertamenti sul posto e dalle due relazioni tecniche presentate oggi (ieri n.d.r.) - conferma Antonello D'Urso, direttore generale del San Camillo -. Da medico non riesco a concepire l'idea che si possa arrecare danno ai malati per scopi personali». L'impianto, realizzato cinque anni fa e ancora coperto dalla garanzia per danni accidentali, viene sottoposto a controlli quasi quotidiani per evitare danni come quello di lunedì sera. «No, non è un guasto ordinario - commenta Adriano Fiorini, responsabile Cisl dell'azienda San Camillo-Forlanini - Altre volte ci siamo trovati di fronte a problemi ma mai così. È un fatto anomalo e doloso, che solo qualcuno esperto dell'impianto può aver compiuto. Le tubature dalle quali viene erogato l'ossigeno passano nei sotterranei tra i reparti Morgagni e Lancisi, in mezzo ad altre conduttore e per niente distinguibili da personale che non sia esperto. Bisogna andare a fondo per individuare i responsabili ed il movente di una situazione agghiacciante».
Al San Camillo si cerca il responsabile dell’ossigeno sabotato
A tre giorni dall'interruzione dell'erogazione dell'ossigeno nel reparto di nerurochirurgia, al San Camillo di Roma ancora non si tira il respiro di sollievo
