«Sono accusato di essere un mostro, un mafioso, un corruttore e non ho alcuna possibilità di difendermi». È quanto scrive Salvatore Buzzi, uno dei principali indagati nell’inchiesta Mafia Capitale, il ras delle cooperative, in una lettera al Garantista. «Sono stato condannato a mezzo stampa - dice il patron della Cooperativa 29 giugno - e solo tu, (Sansonetti) Bordin e Ferrara avete un minimo provato a prendere le distanze dall’inchiesta; ma la presunzione di innocenza non dovrebbe valere anche per me?» E ancora: «Io mi reputo una persona seria e onesta - prosegue Buzzi - che ha lavorato tanto per creare un gruppo cooperativo ove lavorano migliaia di persone e che non ha mai rubato nulla alle aziende che amministra. Conosco Carminati da oltre 30 anni e l’ho frequentato dal 2012, quando era un uomo libero e senza pendenze; non ho mai commesso reati con lui nè, tanto meno, l’ho visto commetterne! I miei rapporti con lui sono sempre stati alla luce del sole e non ho mai nascosto la sua frequentazione, era lui il maniaco della sicurezza, ma constato che è servita a poco». Sulle accuse di aver pagato tangenti, il protagonista dell’inchiesta «Mondo di mezzo» dichiara che «non ho mai corrotto un politico, ma ho finanziato legalmente moltissimi esponenti politici; casomai sono io che ho subito qualche "delicata estorsione" da qualche solerte funzionario e/o dirigente». Ma Salvatore Buzzi, ammette: «Certo ho detto tante parole in libertà, ma sfido chiunque nell’intimità, se registrato, a non doversi poi scusare per qualche giudizio avventato espresso: e io ho avuto le microspie in ufficio e in auto per due anni. La Procura, inoltre, censura con aggettivi dispregiativi la semplice attività di lobbing, del tutto legittima. Siamo in uno Stato di diritto e non in uno Stato etico». Secondo i pm, comunque, Carminati e Buzzi erano in affari con la ’ndrangheta. È quanto sostenuto dai giudici in uno dei passaggi delle oltre 40 pagine di motivazioni con le quali hanno respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai legali di Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero. «La nascita della cooperativa - scrivono i magistrati in riferimento alla onlus Santo Stefano, destinata da Buzzi alla gestione dell’appalto per la pulizia del Mercato Esquilino - avrebbe costituito la conferma del rapporto tra l’associazione mafiosa romana e il clan Mancuso che aveva già portato a proficui affari in Calabria». Per quanto riguarda Ruggiero nella motivazione si sottolinea tra l’altro come sin dagli anni ’90 abbia avuto rapporti con esponenti di spicco della ’ndrangheta. Per Rotolo invece si parla dei suoi rapporti anche di parentela con il clan dei Piromalli di Gioia Tauro. A giudizio del Tribunale i due indagati trasferitisi nella capitale hanno continuato a mantenere contatti con la criminalità calabrese instaurando poi legami con Buzzi.
Buzzi: «Non ho mai corrotto un politico»
«Sono accusato di essere un mostro, un mafioso, un corruttore e non ho alcuna possibilità di difendermi». È quanto scrive Salvatore Buzzi, uno dei principali indagati nell’inchiesta Mafia Capitale,...
