L'aeroporto non li vuole più. E loro lo bloccano. È accaduto a Fiumicino, protagonisti circa 200 dei 450 ex dipendenti della società Groundcare, spediti in mobilità il 28 dicembre. La protesta, che è stata solo l'ennesimo atto di un dramma in scena da mesi, è stata abbracciata anche da alcuni lavoratori di altre società, come la Argol e Alitalia. Una muraglia umana che, dietro uno striscione recante la scritta "450 volte grazie", ha urlato la propria rabbia e la propria disperazione. Il corteo, partito alle 10 dalle Partenze del Terminal 3, dopo essere passato di fronte al Terminal 1 ed aver bloccato per circa venti minuti il traffico veicolare, ha raggiunto gli Uffici di Aeroporti di Roma. Anche qui, alcuni dimostranti hanno invaso la carreggiata arrecando disagi agli altri dipendenti ed ai passeggeri in arrivo e in partenza. «Quella di oggi è solo una delle tante iniziative che stiamo organizzando per difendere gli ex-dipendenti della Groundcare, - tuonano dalla Cub Trasporti – Non ci fermeremo finché non sarà fatta giustizia e ridata loro la dignità». La società di handling, che si occupava di una parte dei servizi aeroportuali "a terra", è stata dichiarata fallita a maggio e da allora è a regime provvisorio. Uno status di criticità che non poteva portare lontano. E così è stato. Il 28 dicembre ecco la letterina. Non di Babbo Natale, di licenziamento. «Li hanno svenduti, - denunciano dal Cub Trasporti – L'esito della vicenda Groundcare è infame, e tutta l'operazione che la riguarda è assurda. Come temevamo, a prescindere dalla cessione dell'azienda, il 50% della forza lavoro è stata tagliata. E il curatore fallimentare deve ancora decidere a chi vendere». «Per darci la lettera di licenziamento entro il 31 dicembre, ultimo giorno utile per poter ottenere più anni di mobilità, - denuncia un operaio - ci hanno costretti a rinunciare ad ogni azione legale».
Fiumicino
Groundcare, in strada contro i licenziamenti