Roma Capitale

Metro B1: la Procura indaga per truffa

Il fascicolo aperto sui lavori necessari per costruire il tratto fino a Conca d’oro Sotto i riflettori il sistema dei subappalti per la realizzazione dell’infrastuttura

Si indaga per truffa. Il fascicolo aperto dalla Procura di Roma sui lavori di realizzazione della metro B1 si arricchisce di nuovi elementi. C’è un’ipotesi di reato da seguire, quella di truffa, anche se non ci sono ancora soggetti iscritti sul registro degli indagati. Tutto è partito da un esposto arrivato alcuni mesi fa ai magistrati di piazzale Clodio. Un’impresa che aveva ottenuto un subappalto nella costruzione dei quattro chilometri di tracciato sotterraneo che collegano piazza Bologna al popoloso municipio di Montesacro ha denunciato l’appaltatore: il consorzio Risalto, formato dalle società Rizzani De Eccher, Salini e Todini. Si tratta di un consorzio stabile nato a giugno del 2002 per partecipare alle gare per i lavori di importo superiore ai 250 milioni di euro, che ha messo insieme tre grandi imprese italiane delle costruzioni. L’appalto per la realizzazione della diramazione della linea B il 7 ottobre 2004 è stato aggiudicato con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa all’Ati con capofila il consorzio Risalto, per un importo pari a 358.723.042 euro (di cui 2.609.204 per la progettazione esecutiva e 356.113.837 per l’esecuzione dei lavori). Il contratto è stato stipulato il 26 novembre 2004 e il 7 novembre 2005 c’è stata la consegna dei lavori. Il tempo di esecuzione era stato stabilito in 2.040 giorni totali. Il fascicolo è stato assegnato al pm Stefano Fava che ha affidato la delega agli uomini della Guardia di Finanza, gli stessi che stanno indagando sull’iter che ha fatto aumentare i tempi e i costi di realizzazione della linea C. Anche per la B1 ci sono stati varianti al progetto iniziale e ritardi nella consegna dell’infrastruttura. La stazione appaltante, in entrambi casi, è Roma Metropolitane srl, società che agisce per conto del Comune. Per accertare se vi sia stato un danno erariale, la Procura della Corte dei conti del Lazio ha di recente aperto un fascicolo sulla tratta Bologna-Conca d’Oro e sul suo prolungamento fino a piazzale Jonio. I magistrati contabili e penali dovranno tener conto delle pronunce già espresse dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), dalle quali emerge come con una mano Roma Metropolitane ha concesso alle ditte costruttrici un premio di 22 milioni di euro per accelerare i lavori della linea B1 e con l’altra mano ha firmato più di una proroga sulla consegna dell’opera, slittata fino al 13 giugno 2012. Inoltre, all’importo di 358.723.042 euro pagato al consorzio Risalto, bisogna sommare gli oneri aggiuntivi per 51 milioni e mezzo riconosciuti con due accordi bonari da Roma Metropolitane. «Altra criticità – si legge nella delibera Anac del 6 marzo 2013 – è un’entità economica rilevante del contenzioso che ha interessato la realizzazione dell’opera». Le cose non sono andate meglio con il prolungamento fino a piazzale Jonio: 136 milioni di euro per scavare poco più di un chilometro di tunnel, un prezzo proporzionalmente più alto dei 4 chilometri della tratta Bologna-Conca d’Oro. E poi il ritardo sulla fine dei lavori: la consegna della stazione Jonio, prevista per marzo 2013, è slittata fino a marzo 2015. Il count-down è partito. I residenti del quartiere, dopo aver subito i disagi del cantiere, aspettano di vedere la luce in fondo al tunnel.

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