Roma Capitale

Mafia Capitale, chiesto il 41bis per Carminati

L'ex Nar sarà l'unico degli arrestati per il quale verrà sollecitato un inasprimento del trattamento penitenziario. Intanto il prefetto Pecoraro si difende dalle accuse sui suoi rapporti con Buzzi

Carcere duro per Massimo Carminati. Entro breve la procura di Roma formalizzerà al ministro della Giustizia la richiesta del 41 bis per l'ex estremista dei Nar sul presupposto che Carminati è considerato il capo dell'associazione di stampo mafioso che a Roma faceva affari con imprenditori collusi, amministratori locali e dirigenti di aziende municipalizzate. Carminati, attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, in provincia di Udine, sarà l'unico degli arrestati di "Mafia Capitale" per il quale verrà sollecitato un inasprimento del trattamento penitenziario. Nei confronti dell'ex Nar il tribunale del Riesame aveva già respinto il ricorso presentato dai suoi difensori. Mentre dal Csm è arrivato il via libera al 'prestito' in Campidoglio del giudice Alfonso Sabella. L'ex sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo guidato da Gian Carlo Caselli sarà il nuovo assessore alla Legalità della giunta di Ignazio Marino. Una figura di garante fortemente voluta dal primo cittadino contro l'ombra di 'Mafia Capitale'.     Intanto parla in conferenza stampa il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. "Ho ricevuto Buzzi anche se non lo consocevo e solo per rispetto della persona che me lo ha mandato". La segnalazione era stata fatta dall'ex sottosegretario Gianni Letta che gli chiese di incontrarlo. Era il 19 marzo scorso. Pecoraro in quella circostanza non avrebbe avallato la proposta di Buzzi di alloggiare 400 immigrati in 100 appartamenti della cooperativa Eriches, presieduta dallo stesso Buzzi. Dai due "non ho mai ricevuto pressioni né prima né dopo quell'incontro" ha assicurato il prefetto, raccontando di aver "detto a Buzzi che su Castelnuovo di Porto (dove la cooperativa di Buzzi aveva un centro disponibile ad accogliere richiedenti asilo, ndr) era impossibile accogliere altri migranti". Anche perché, ha aggiunto Pecoraro, "non c'erano forze dell'ordine disponibili" per garantire la sicurezza in caso di altri arrivi: "il mio 'no' era motivato e non c'era niente che potesse farmi cambiare idea", ha spiegato, aggiungendo che "come tante volte ho incontrato monsignor Feroci della Caritas o padre La Manna del Centro Astalli, è normale ricevere chi si occupa di gestioni per conto della prefettura". Quanto alla conoscenza dell'attenzione giudiziaria di cui era oggetto Buzzi, "né le forze dell'ordine né la magistratura potevano darmi informazioni su indagini in corso, come previsto dalla legge".

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