Hanno pagato di tasca propria la ristrutturazione di un ambulatorio. E solo alla meta, hanno scoperto che un anno prima del via dei lavori, in quei locali i vigili del fuoco avevano messo un veto, che ha poi precluso di fatto la destinazione d’uso del "day hospital". Fatica e soldi sprecati, tutto gettato al vento. È questo il caso denunciato da Anif, (Associazione nazionale ipercolesterolemia familiare). E si potrebbe anche ridere se non ci fosse da piangere. «La nostra associazione - si presenta il presidente Anif Savino Vigliaroli - è un sodalizio di persone afflitte da patologie relative a dislipidemie genetiche, con gravissime cardiopatie, fra cui anche bambini di 4-8 anni e giovani dai 18 ai 30, che per non morire, devono sottoporsi al trattamento aferetico, una sorta di "pulizia ematica", anche due volte a settimana». Tali trattamenti salvavita vengono effettuati al momento presso il Centro trasfusionale dell’Umberto I°, in via Chieti 9, al di fuori del Policlinico. Ma, spiega Vigliaroli, «in caso di emergenza medica e cardiologica non c’è unità di rianimazione e le ambulanze di trasferimento dei pazienti al policlinico impiegano tempi non compatibili con le emergenze cardiologiche. Inoltre i malati che devono stare attaccati alle macchine per ore sono a contatto con altri pazienti con patologie potenzialmente contagiose e sono posti in un angusto spazio, con arredi e quattro poltrone e letti fatiscenti». Per tutto questo un anno fa l’Anif ha messo in moto una catena della solidarietà per racimolare i 30mila euro necessari alla ristrutturazione del vecchio day-hospital, dove in passato i malati si sottoponevano al trattamento salvavita, al «terzo piano dell’edificio 6 della I Clinica Medica all’interno del Policlino». Il Policlinico ci sta. E il 5 agosto 2013 arriva il via libera. «Lavori a nostro carico, diretti da un funzionario dell’Umberto I» conferma il vicepresidente Anif Domenico Della Gatta. La meta nel dicembre 2013 con l’ambulatorio pronto. «5 postazioni operative, pensando anche agli ammalati in lista d’attesa per il trattamento aferetico». Ma ecco la prima amara sorpresa. «Non è stata conferita la necessaria abilitazione d’uso clinico per quanto attiene la plasmaferesi terapeutica». Come mai? Anif cerca la risposta. Che arriva dopo un anno, a ottobre scorso. «La risposta della mancata abilitazione clinica - spiega ancora Della Gatta - è dovuta a dispositivi preclusivi citati in un verbale emesso dai Vigili del Fuoco in data 5 luglio 2012, una anno prima dell’autorizzazione dirigenziale ai lavori. Tale verbale prevede una presenza massima, contemporaneamente, di un massimo di 150 persone ai piani di elevazione dell’edificio n. 6, numero ampiamento superato per la presenza degli specializzandi nell’edificio». E ora? Anif ipotizza di «spostare una parte degli specializzandi». E i bambini malati attendono la risposta.
Ambulatorio a spese dei malati rari senza «abitabilità»
Lavori autorizzati dal policlinico Nei locali c’era il veto dei pompieri
