Roma Capitale

Dal 31 dicembre

Poste italiane licenzia seicento dipendenti

Seicento dipendenti in tutta Italia (150 solo a Roma) delle ultime agenzie di recapito non ancora licenziate da Poste Italiane si preparano a restare senza lavoro a partire dal prossimo 31 gennaio. Quando, cioè, scadrà loro il contratto non rinnovato come per gli altri colleghi già a casa. «La volontà di Poste Italiane ad oggi è non rinnovare i contratti di appalto a causa della scarsa quantità di corrispondenza cartacea, mentre gli uffici postali della Capitale sono in grande sofferenza legata ad un enorme accumulo di corrispondenza non recapitata – spiega Roberto D’Ambrogio, presidente di "Roma nel Cuore" - Ad agosto sono state consegnate da parte di Poste Italiane le raccomandate di aprile. Se le agenzie di recapito avessero consegnato con un ritardo così elevato, sarebbero incorse in penali salatissime. A sorprendere, tra le altre cose – aggiunge D’Ambrogio -, è che la decisione di tagliare 600 posti di lavoro arrivi da un’azienda che sta promuovendo 4mila nuove assunzioni. La società offre infatti ai lavoratori uscenti dalle agenzie di recapito un contratto fatiscente (un anno di contratto con Poste Italiane part-time in Piemonte o in Lombardia) firmato dalle sigle sindacali». A fronte di un miliardo di utili, riportati nel bilancio dell’anno 2013, perché Poste Italiane a chiudere i rapporti con le agenzie di recapiti? «Lo chiederemo con una lettera aperta ai parlamentari del Senato pronti a manifestare insieme ai dipendenti» annuncia il presidente di Roma nel Cuore. «Noi operatori di recapito siamo oberati di lavoro per la cattiva gestione che Poste Italiane fa delle proprie risorse umane – spiega un dipendente -. L’accumulo della corrispondenza grava sulle spalle dei cittadini che non ricevono la posta e affrontano peripezie al fine di recuperarla”.

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