Sette ore seduto su uno sgabello da pic-nic alto 15 centimetri, in un angolo d’un corridoio d’ospedale, attendendo il proprio turno per una seduta di chemioterapia. Succede oggi, nell’anno 2014, a Roma, ospedale Sant'Andrea: sono le ore 14.30 e il signore seduto sullo sgabellino si chiama Sergio Pellegrini. È partito all’alba da Palombara e dalle 8 di questa mattina è qui, in questo corridoio, su questa minuscola sedia, perché «la sala d'attesa è colma fino all'inverosimile. Seguitemi, ve la mostro». Quello che vediamo dopo qualche metro è una stanza non più grande di una dozzina di metri quadrati, una quarantina di posti a sedere e un numero di persone almeno doppio rispetto a questi. Sui volti dei pazienti, visibilmente stremati, immediatamente si percepisce la rabbia che li solca, oggi, non meno della malattia. La stessa rabbia che anima le parole di Sergio: «Ho iniziato la chemio a ottobre e ogni volta la situazione è la stessa: ore e ore di attesa in una sala stracolma, dove è difficile persino respirare». I pazienti intorno annuiscono, mentre Sergio prosegue:« L'incombenza che ci è toccata in sorte (così chiama la sua malattia) non ci permette simili prove di forza. Gli effetti collaterali della chemioterapia sono molto debilitanti ed è impossibile per noi reggere situazioni del genere. Qui c'è gente che è venuta persino da Salerno». Sei, sette ore di attesa in una sala troppo piena sarebbero troppe per chiunque, figurarsi per un malato di cancro. «Quello che noi vogliamo è che il mondo sappia cosa succede qui. Ovviamente la responsabilità non è del personale sanitario, lo sappiamo bene -prosegue Sergio, che sa di poter parlare anche a nome degli altri pazienti. Dirò di più, loro sono vittime quanto noi: nel reparto ci sono solo due infermieri (per "sei" sedie per la chemio) che si fanno in quattro. Noi per questo li ringraziamo». Il problema - chiaro oramai a tutti- è, da una parte, la carenza di risorse e, dall'altra, la loro distribuzione. A confermacelo è la stessa Direzione Sanitaria dell’ospedale, la quale spiega come il numero delle terapie richieste (circa 40 al giorno) «è troppo alto per le nostre capacità. Noi non possiamo bloccare le liste d'attesa, per questo la pianificazione pensata dall'azienda per gestire i flussi spesso salta per eccesso di richiesta. Si aggiunga che le terapie oncologiche hanno scadenze improcrastinabili e noi tentiamo di rispettarle in tutti a modi. A volte questo implica un aumento dell'attesa preventivata. Servono maggiori risorse, non c'è dubbio». Questo l’effetto degli scriteriati tagli lineari che si sono abbattuti sul SSN negli ultimi anni, sebbene la spesa per la sanità pubblica dell'Italia sia ben al di sotto della media dei grandi paesi UE (Istat), checché ne dicano i male informati. «Chi comanda e gestisce i soldi dovrebbe rileggersi l'art. 32 della nostra Costituzione. Poi venissero qui…» chiosa Sergio, mentre piega la piccola sedia e si avvia verso quella, ben più grande, della chemioterapia.
Odissea chemio, al Sant’Andrea 7 ore di attesa
Una mattina insieme ai malati di cancro. La direzione sanitaria dell’ospedale «Troppe richieste e poche risorse».
