Roma Capitale

Periferie ancora in rivolta a un mese da Tor Sapienza

I quartieri fanno rete contro degrado e criminalità

Tutti per uno e uno per tutti. Le periferie in rivolta fanno «rete». Pronte ad affiancare ogni singolo quartiere o rione che protesta. Siamo avvisati. I tumulti di Tor Sapienza, era martedì 11 novembre, non sono stati un fuoco di paglia. A un mese esatto dalle barricate di cassonetti incendiati e lanci di pietra davanti al centro di accoglienza di via Morandi, ieri pomeriggio comitati, movimenti spontanei e coordinamenti di quartieri si sono riuniti in un altro quadrante della città, all’Appio Tuscolano. Al centro Spazio Libero Tenaglia in via Assisi 140, davanti all’ex cartiera sgomberata e rioccupata, uno dei "monumenti" simbolo del degrado di Roma, per fare il punto della situazione e rilanciare la protesta c’erano i rappresentanti del Coordinamento periferie e associazioni civiche, il Caop Ponte di Nona, i comitati di quartiere: Giardini di Corcolle, Movimento di Settecamini, Appio Claudio, Quadrante Appio Tuscolano, Beltramelli Meda e il Coordinamento di Ribellione dei quartieri e dei rioni di Roma. «O le istituzioni ci ascoltano o siamo pronti a tornare in piazza come abbiamo fatto al corteo dall’Esquilino a piazza SS. Apostoli il 15 novembre scorso» dice Emanuele Mancini del Comitato Appio Tuscolano. La promessa-minaccia è che ogni «singola» protesta di quartiere si trasformerà in un «maxi flash mob», una sorta di clone della prima grande manifestazione delle periferie che il secondo sabato di novembre ha attraversato i Fori fin sotto il Campidoglio. «Degrado e criminalità, campi rom e immigrazione fuori controllo, cioè i problemi che hanno portato in piazza 62 comitati di quartiere, sono ancora sotto le nostre finestre» spiegano Pierluigi Iacone (Giardini di Corcolle), Alessandra Gianni (Settecamini), Cristiano Buoncristiani (Appio Claudio), Augusto Caratelli (Comitato Ribellione) e Franco Pirina (Caop Ponte di Nona). «O ci sediamo davanti alla scaletta delle emergenze da risolvere insieme con le istituzioni - è questo l’altolà - o facciamo come i kapò dei palazzi occupati di Roma che fanno un fischio e radunano i numeri della protesta». Non sono razzisti ma «stufi» delle promesse cui non seguono fatti. Un esempio è l’ex cartiera che hanno davanti. Il palazzo senza scale e senza finestre che sembra bombardato in via Assisi 157, a 500 metri in linea d’aria da piazza Re di Roma (San Giovanni) è stato rioccupato. «Avevano promesso la riqualificazione dopo lo scippo alla giovane dipendente del call center Tim finita in coma - continua a raccontare Mancini - e invece dopo lo sgombero un anno fa l’ex fabbrica è tornata un supermarket della droga, e una centrale per rifugiati, soprattutto africani, solo due-tre le famiglie di italiani». E se proviamo a dire che c’è l’ombra di Buzzi sui tumulti di Tor Sapienza, non ci stanno. «Sono proteste reali di cittadini che vivono criminalità e degrado davanti ai portoni di casa - è la risposta - E - concludono - rifiutiamo patenti di comportamento dai pochi quartieri che non vivono questi problemi».

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