Roma Capitale

Marino oggi dal prefetto. Voto sempre più vicino

Il sindaco insiste: «Via i cattivi». Ma il rimpasto di giunta slitta ancora

Una giornata «quasi» normale quella di ieri per la politica capitolina, consapevole che la due giorni di stop - non mediatico - sull’inchiesta «Mondo di Mezzo» è solo una pausa nel bel mezzo del ciclone. Tutti, ormai, si aspettano qualcosa. E tutti si aspettano il peggio. A una settimana dallo tsunami in molti sono convinti che stia per arrivare l’onda anomala. Ed è questa che si aspetta. Come vent’anni fa è la magistratura a dettare i tempi della politica. Oggi l’incontro del sindaco di Roma Capitale, Ignazio Marino con il prefetto Giuseppe Pecoraro. Un incontro per fare il punto su una situazione senza precedenti, sotto tutti i punti di vista. Il prefetto infatti ha a disposizione tre strumenti: acquisizione degli atti, scioglimento del Comune, attesa di eventuali sviluppi dell’inchiesta. In tutti e tre i casi le conseguenze immediate sulla politica (e non solo) sono devastanti. L’acquisizione degli atti con l’invio di ispettori in Campidoglio, se da una parte è utile all’attesa, dall’altra avrebbe un effetto commissariamento difficilmente arginabile. Non è poi abbandonata neanche la soluzione più drastica, quella dello scioglimento del Comune. Il nodo, sul quale si sta lavorando, sarebbe quello delle motivazioni. Sciogliere il Comune per mafia significherebbe non solo avviare un commissariamento di almeno 18 mesi e vietare la ricandidatura di tutti gli attuali consiglieri dell’Assemblea capitolina (anche chi, dunque, non è minimamente sfiorato neanche dalle carte), ma spingere l’intero Paese verso un «crack» mediatico mondiali, con ripercussioni economiche enormi. Per questo al vaglio ci sarebbe sì lo scioglimento ma con motivazioni meno traumatiche. Ovvero squisitamente politiche. L’ombra gettata sul Campidoglio è infatti talmente lunga che rischia di gettare discredito sugli atti amministrativi a prescindere dalle indagini, e dall’esito delle stesse. Approvare delibere importati, come ad esempio il nuovo stadio della Roma, in questo clima risulta difficilissimo. La terza via è quella di attendere. Un’attesa che rischia tuttavia di uccidere. La svolta del rimpasto di giunta, "condito" con un assessorato alla legalità o con personaggi di levatura nazionale, sembra un libro già vecchio da scrivere. Il timore poi che l’inchiesta riservi sorprese allargandosi anche ad altri autorevoli esponenti della politica nazionale suggerisce di bloccare ogni azione. Ma per quanto? «Adesso faremo un po’ di raccolta differenziata: separeremo i buoni dai cattivi», ha detto ieri il sindaco Marino, che ancora non intende utilizzare la scorta, e che aveva già annunciato che il Comune si costituirà parte civile. Prese di posizione «tampone» nell’attesa che si decida. Di tempo però non ce n’è moltissimo. E mentre il Pd pensa al congresso per uscire dall’impasse, come ricordato ieri dal presidente del partito e commissario romano, Matteo Orfini - «il commissariamento del Pd romano durerà fino a che ce ne sarà bisogno, poi evidentemente ci sarà un congresso - il centrodestra affila le unghie per una prossima, probabile campagna elettorale a stretto giro. Spetterà a un tavolo più alto, quello dei dirigenti nazionali e del premier Renzi in testa, decidere se sfruttare ad esempio le elezioni regionali e comunali in Campania (a maggio), o aspettare, ancora, per eventuali politiche. Il centrodestra, intanto, affila le armi. Tra questi Alfio Marchini, già candidato sindaco, leader della civica e fino a dieci giorni fa in pole per rappresentare il centrodestra alle elezioni, per chi già le dava prossime ma non certo per «mafia». «Avverto una profonda ipocrisia: Marino rivendica autonomia nelle decisioni prese - affonda Marchini - ma poi ha il suo assessore di punta che è indagato a pieno titolo e il sindaco non sente neanche l’obbligo di andare dai cittadini a dire "scusate ho sbagliato». Intuitivo, come sempre, il senatore Fi, Francesco Giro nel commentare il discorso di Renzi di ieri: «Non ha mai citato il sindaco Marino. È evidente che il premier ha già deciso per il voto anticipato».

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