Quando Roma si riscopre punto d'attrazione dei grandi capitali illeciti, mi capita di ripetere che in una società come quella capitolina, assetata di liquidità, gli operatori economici vanno ad attingere dove è possibile farlo, per consentire alla liquidità stessa di alimentare i loro affari. Non mi stupisce, dunque, che la Capitale sia diventata uno dei luoghi d'interesse principale per le grandi consorterie criminali. Neppure mi stupisce che indagini, iniziate ormai ben più di due anni orsono, magari in prospettiva di riviviscenza di vecchie consorterie terroristico-eversive, ma alimentate da precise intuizioni investigative, si siano inabissate, per riemergere dopo qualche tempo, precedute da informatissimi boatos, che illuminavano un fosco e sanguinoso panorama spartitorio della città. La soluzione per far risorgere la Capitale è ridarle la consapevolezza del cancro che la sta consumando dall'interno, ma che si preferisce ignorare. Non è, dunque, il caso di lasciarsi andare a facili trionfalismi, quando, com'è accaduto ieri, certi fenomeni, troppo spesso colpevolmente sottovalutati, quasi rimossi, vengono condotti ad emersione da 37 arresti per associazione di stampo mafioso. È il segnale di una tragica realtà: rispetto a quando c'era la Banda della Magliana, sono cambiati l'assetto geopolitico del pianeta e l'assetto sociopolitico dell'Italia, ed è cambiata Roma, ormai in disfacimento morale e materiale. Vent'anni fa un filo è stato intessuto, esso s'era allentato e la Procura di Roma - va sottolineato - lo ha meritoriamente ripreso. La banda della Magliana ha assunto i caratteri del mito e spesso media e inquirenti rincorrono il pedigree del presunto capo o organizzatore del clan esaltando la truculenza del fatto, ma rischiando, paradossalmente, di banalizzarne il disvalore. E questo mentre le mafie hanno messo le mani su Roma, intenzionate a controllarne e corromperne i centri decisionali del potere.
La Banda del Terzo Millennio
di Otello Lupacchini, ex giudice istruttore nel processo alla Banda della Magliana
