I problemi dell’edilizia, settore storicamente trainante dell’economia regionale, e le possibili soluzioni per far ripartire il comparto sono al centro di una riflessione a tutto tondo di Marco Matteoni presidente di Costruzioni Confartigianato Roma. Presidente Matteoni, la capitale non se la passa bene. Qual è secondo lei il suo problema maggiore? «La più grande emergenza di Roma si vive nella quotidianità: nel pessimo stato delle strade, delle infrastrutture per il deflusso delle acque, come si vede di continuo con il maltempo, e delle scuole. Eppure ci sarebbero finanziamenti regionali di circa 37 milioni per la manutenzione delle scuole che la giunta Zingaretti, ora intenta a polemizzare con il governo per non farsi tagliare i trasferimenti, non trasferisce a sua volta al Comune. Ecco perché non va la solita risposta: non ci sono soldi. I soldi ci sono. Solo che gli amministratori devono avere il coraggio di toglierli dai tanti canali improduttivi e clientelari, usandoli per risolvere i veri problemi dei cittadini». Anche il settore edile vive un momento non facilissimo. Perché? «Cominciamo col dire che il Piano casa regionale doveva aiutare la ripresa dell'edilizia. Quasi cinque anni dopo ha prodotto ben poco, anche a causa della resistenza delle Amministrazioni a superare con buon senso alcune difficoltà nella sua attuazione. Ora è stata appena approvata la legge di modifica, varata un anno fa dalla Giunta regionale. Meglio tardi che mai: ma speriamo che l'approvazione significhi da parte della giunta voglia di metterla in pratica, e che non siano solo parole. In un momento come questo ritardi politici e burocratici non ce li possiamo permettere: ci sono in ballo posti di lavoro, e una bella fetta di Pil del Lazio. Penso per esempio al recupero e alla riqualificazione del patrimonio abitativo, che può essere un mezzo per migliorare il territorio senza costruire su nuovi terreni. Di più: potrebbe finalmente essere un modo di ridisegnare parti di città nate senza alcuna programmazione». Vede altre criticità? «Sì. La sicurezza sul lavoro è spesso, purtroppo, sulle prime pagine dei giornali, e giustamente nei continui richiami del Presidente della Repubblica. Ecco, va detto che nel settore edile la corsa folle ai continui ribassi di gara è sempre più difficilmente compatibile con il suo rispetto. Un meccanismo pericoloso che la politica, ben felice di ottenere prezzi altrimenti impossibili, avalla». Possibili soluzioni? «La soluzione sta nel tornare a un'economia edile controllata e controllabile da chi svolge questa attività e che possa svilupparsi - sia nelle costruzioni private che negli appalti pubblici - grazie alla collaborazione tra addetti ai lavori e amministratori. Ecco la novità importante: oggi le sigle dell’edilizia e i sindacati stanno tentando di superare ogni barriera tra loro e di parlare con una sola voce, anche se ci sono ancora troppi generali senza truppe e troppi nobili decaduti che ritengono di dover conservare rendite di posizione. Comunque, aspettiamo che anche le amministrazioni si siedano al tavolo. Come ha detto il presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori eidli ndr), Giovanni Buzzetti, perché il Paese esca dalla crisi abbiamo bisogno di un piano Marshall per infrastrutture ed edilizia».
«Serve un piano Marshall per l’edilizia»
Matteoni: coi ritardi burocratici a rischio occupazione e quote di Pil del Lazio
