Roma Capitale

Sfregia il Colosseo, torna libero (e non pagherà)

Il turista russo trattato come i 5 tifosi del Cska. È disoccupato e non può risarcire il danno

Dopo aver sfregiato il monumento simbolo d’Italia, se ne tornerà nel suo Paese come se non nulla fosse. Il Tribunale di Roma ha rimesso in libertà Akaev Kazbek, il turista russo arrestato venerdì dai carabinieri per aver inciso con un punteruolo l’iniziale del suo nome, a caratteri cubitali, su un muro di laterizio nell’anello interno del Colosseo. «L’ho fatto per lasciare una traccia del mio passaggio», si è giustificato il 42enne, spiegando di essersi allontanato dal resto della comitiva in visita a San Pietro proprio con questo scopo. Una «K» alta 25 centimetri e larga 17 che sicuramente resterà visibile ai posteri, visto che è impossibile cancellarla dalla pietra. Il ritorno a casa del vandalo è previsto per mercoledì. Giusto il tempo di ultimare il tour di Roma. Anche se è stato condannato per danneggiamento aggravato a 4 mesi di reclusione (con la possibilità di sospendere la pena se paga entro 3 mesi 20 mila euro allo Stato italiano), nessuno potrà impedire al turista di salire sull’aereo che lo riporterà in Russia. Questo perché non sono state applicate nei suoi confronti misure cautelari. Il giudice ieri ha deciso di rimetterlo in libertà e non convalidare l’arresto, «tenuto conto dell’assenza di precedenti penali, giudiziari e di polizia a suo carico». La sentenza di condanna diventerà esecutiva solo fra 15 giorni. Difficile credere che Kazbek ritorni in Italia per scontare 4 mesi di carcere oppure che paghi i 20 mila euro chiesti dal Tribunale per sospendere la pena. Nel corso del processo per direttissima l’imputato ha raccontato che non ha un lavoro, abita con i genitori e vive con gli interessi del suo conto bancario. Dalla vendita di un appartamento ha ricavato 890 mila rubli, l’equivalente di 30 mila euro. Il pm Mario Pesci, in sede di patteggiamento, ha proposto quindi di condannarlo a prestare per un anno e mezzo in Italia attività non retribuita a favore della collettività oppure a pagare 30 mila euro di risarcimento del danno. «Posso darvi al massimo 400 o 500 euro», ha tagliato corto il turista. A quel punto il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 2 anni di reclusione (il massimo della pena, ridotta di un terzo per aver beneficiato del rito abbreviato), «per aver volontariamente danneggiato – si legge nel capo d’imputazione – un muro in laterizio incidendo la lettera «K» con una pietra appuntita all’interno dell’Anfiteatro, causando un danno di rilevante entità. Con l’aggravante di aver commesso il fatto in edificio pubblico, di interesse storico artistico, nel perimetro del centro storico». Tuttavia il giudice l’ha condannato al minimo della pena, senza applicare misure cautelari. Una sorta di «impunità» simile a quella concessa ai 5 tifosi del Cska arrestati lo scorso 17 settembre per lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale, durantela partita di Champions League all’Olimpico contro la Roma. Anche loro sono tornati comodamente in patria perché il gip non aveva applicato la misura di custodia in carcere.

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