Roma Capitale

Il primo cittadino

«Chi ha manomesso il sistema deve essere arrestato»

Sabato ha gridato al complotto ricordando sia il reato previsto dal codice penale che la pena per chi manipola dati amministrativi, come nel suo caso, ovvero la reclusione fino a otto anni. Ieri, il sindaco Ignazio Marino è tornato sull’argomento, parlando ai cronisti del multe-gate durante l’inaugurazione della prima tratta della nuova linea metropolitana: «So che in questo momento (ieri, ndr) i carabinieri stanno interrogando una serie di testimoni e faranno luce identificando chi ha manomesso il sistema informatico del comune di Roma affinché venga arrestato». In verità è molto probabile che i militari prendano a sommarie informazione tecnici e dirigenti oggi, lunedì. Di domenica le poche forze in campo vengono utilizzate per reati ben più gravi. Un concetto espresso ieri sul suo profilo Facebook anche dal consigliere regionale e leader de La Destra, Francesco Storace: «Ma vi pare che i carabinieri debbano perdere tempo appresso alle denunce di Marino per violazioni di chissà quali segreti informatici del Comune di Roma?». «Anziché dire se paga o no le multe - ha detto ancora Storace - Il sindaco minaccia galera. È un degno emulatore di Veltroni, che nel 2005 denunciò me per la stessa cosa. Sindaco, stai zitto e paga». Che il sindaco avrebbe potuto evitare un disturbo ai carabinieri ne è convinto anche Gabriele Di Bella, dirigente sindacale Fiadel: «Forse un’indagine amministrativa avrebbe evitato al sindaco di doversi rivolgere ai carabinieri e l’opportunità per un superpoliziotto ai vertici del Corpo dei vigili urbani, come Raffaele Clemente, di appurare in quale fase si siano bloccati i verbali».

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