Roma Capitale

Il Papa: «Una moltitudine di tribolati chiede pace, pane e lavoro dignitoso»

Andrea Acalia.acali@iltempo.it L’uomo ha la tremenda capacità di devastare il creato ma la speranza in Dio non delude. Papa Francesco, accolto dalla consueta folla, ha celebrato ieri pomeriggio la...

L’uomo ha la tremenda capacità di devastare il creato ma la speranza in Dio non delude. Papa Francesco, accolto dalla consueta folla, ha celebrato ieri pomeriggio la Messa al cimitero del Verano in occasione della solennità di Ognissanti e alla vigilia della commemorazione dei defunti. Accanto alla statua della Madonna, sono state collocate le reliquie dei Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Nell’omelia, interamente a braccio, il Pontefice, commentando le letture, ha proposto tre immagini: la devastazione, le vittime e, appunto, Dio. Partendo dall’Apocalisse, Francesco ha detto che «gli uomini sono capaci di devastare la terra meglio degli angeli. E lo stiamo facendo. Devastiamo il creato, la vita, le culture, i valori, la speranza...». Il Papa ha sottolineato come l’uomo abbia bisogno «della forza del Signore» perché «ci sigilli col suo amore per fermare questa pazza "carrera" (corsa, ndr) di distruzione». Francesco ha poi fatto riferimento alle foto del bombardamento di San Lorenzo del 1943: «Un fatto tanto grave, tanto doloroso... ma niente in confronto a quello che accade oggi. L’uomo si impadronisce di tutto, si crede dio, si crede un re». Ed è tornato a condannare la cultura dello scarto, di «sistemi anche di vita» che scartano «i bambini, gli anziani, i giovani senza lavoro. Si scartano i popoli». Parole altrettano dure nel «contemplare» la moltitudine di tribolati in ogni parte del mondo: «Ora comincia il freddo - ha detto il Papa - Quanti poveri devono fuggire per salvare la vita e vivono in tende, sentono il freddo, senza medicine, affamati. Perché il dio-uomo si è impadronito del creato. Ma chi paga la festa? Loro, i piccoli, i poveri. Quelli che da persona sono finiti nello scarto. E non è storia antica, succede oggi, anche in qui, in Italia. Sembra che questa gente, questi bambini affamati, ammalati, non contino, che siano di un’altra specie, non siano umani. Quesa moltitudine - ha proseguito - è davanti a Dio e chiede per favore salvezza, pace, pane, lavoro, figli e nonni, giovani con la dignità di poter lavorare». Il Papa ha anche invitato a pensare alla moltitudine di perseguitati per la fede, «a questi santi sconosciuti, peccatori come noi, peggio di noi ma distrutti: oggi la maggior parte del mondo è nella tribolazione». Ma l’ultima immagine, l’ultima parola del Papa è stata di speranza, una speranza «che non delude», perché riposta in Dio: «la speranza che abbia pietà del suo popolo, di questi che sono nella grande tribolazione e anche dei distruttori, che si convertano». E la «santità della Chiesa» va avanti con l’atteggiamento «delle beatitudini: soltanto quel cammino ci porterà all’incontro con Dio, ci salverà dalle distruzioni, dalle devastazioni della terra, del creato, della morale, della storia, della famiglia. Che Dio ci liberi dal relativismo di vita». Al termine della Messa, il Papa si è intrattenuto brevemente a parlare con il sindaco «di alcuni progetti che riguardano soprattutto le persone più deboli e, in particolare, i bambini che giungono nella nostra città, figli di immigrati, e di alcune idee che vogliamo sviluppare insieme» ha detto Marino. Oggi orario continuato nei cimiteri, con ingresso fino a un’ora prima della chiusura. Verano, Flaminio e Laurentino saranno aperti dalle 7.30 alle 18; Ostia Antica e San Vittorino dalle 7 alle 17; Cesano, S. M. di Galeria, Maccarese, Isola Farnese, Castel di Guido e S. Maria del Carmine dalle 8 alle 17.

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