«Aiuto, mi ammazza». Coltellate tra i tavoli di Eataly, un pomeriggio di terrore ieri nel tempio della gastronomia italiana e del lavoro precario. Nel mega store in piazza XII Ottobre 1492 all’Ostiense - che ha spazzato via il degrado del dormitorio a cielo aperto - sotto gli occhi di centinaia di avventori atterriti, un dipendente, rifugiato afgano di 24 anni, ha ferito l’executive chef Fabio Nitti, e un vigilante di 20 anni, Giacomo Sassone, al suo ultimo giorno di lavoro appena licenziato, che ha evitato la tragedia ma si è beccato una coltellata che gli ha trapassato un braccio. Tra scatole di biscotti e cestini per la spesa rovesciati, davanti allo stand di funghi porcini, al primo piano, alle 16.15, è andata in scena la corsa dello chef inseguito dal sottocuoco di rosticceria, Hossieni Sharif, che lo ha colpito a un braccio e alla schiena con un coltello da cucina, che si era portato da casa lungo 30 centimetri. L’aggressore, giovanissimo e con un contratto a tempo come la maggioranza dei 300 dipendenti, ha ferito anche la guardia giurata. «Ha fatto il suo dovere di cittadino, sono fiero di lui, mio figlio era al suo ultimo giorno di lavoro - racconta il padre del giovane, davanti al pronto soccorso del San Camillo, dove in serata è stato operato (lo chef invece è al San Giovanni, non è grave )- era stato licenziato dopo che la Global Security aveva perso le commesse». «Questi ragazzi lavorano per cinque euro lordi l’ora, e tutto quello che fanno è a loro rischio e pericolo» sottolinea Vincenzo Del Vicario, segretario Savip il sindacato di categoria. «Lo prendevano in giro», è il tam tam a Eataly. Una frase ascoltata anche da due ragazzi di 22 anni, Marco, istruttore di nuoto al Due Ponti, e Alessandro, studente di Economia. Hanno visto l’aggressore «messo faccia a terra, con le manette ai polsi dietro la schiena, e 5-6 poliziotti sopra, una furia». Dello chef Nitti, «un supervisore», si dice «non» fosse un «simpaticone» nel suo ruolo autorevole di controllo di cucina in cucina. L’aggressore era arrivato ad odiarlo. «Mi trattava male, mi prendeva in giro e mi offendeva» si è scusato davanti agli agenti del Commissariato Colombo che lo hanno arrestato. Talmente provato da aver rassegnato le dimissioni «il 24 ottobre» ma il contratto gli scadeva a «dicembre» conferma il patron di Eataly, Giorgio Farinetti, che voleva assumerlo perché «era bravo». «Me ne sono dovuto andare prima» ha detto il giovane «stanco delle continue vessazioni». L’uomo, accusato di tentato omicidio, non avrebbe trovato il coltello usato per l’aggressione sul posto di lavoro, ma lo avrebbe portato con sé da fuori.
Rifugiato accoltella lo chef di Eataly «Mi offendeva e maltrattava»
Pomeriggio di paura nel tempio del gusto e del lavoro precario
