Roma Capitale

Business rifiuti e il «conflitto» di Unindustria

Che l’Acea sia interessata alla gestione del ciclo dei rifiuti capitolini non è una novità. Ma che il presidente di Unindustria, Maurizio Stirpe, scenda in campo a favore di un’azienda pubblica...

Che l’Acea sia interessata alla gestione del ciclo dei rifiuti capitolini non è una novità. Ma che il presidente di Unindustria, Maurizio Stirpe, scenda in campo a favore di un’azienda pubblica (Acea è ancora al 51% di Roma Capitale), auspicando per essa un «ruolo da capofila» in un «processo di cambiamento» che parta poprio dalla gestione della immondizia romana, è piuttosto singolare. Durante la presentazione della due giorni di Unirete - l’evento si svolgerà il 13 e 14 novembre al Palazzo dei Congressi di Roma - il numero uno degli industriali del Lazio ha deviato sensibilmente dal tema della conferenza per promuovere il duo Acea-Ama: «Acea è un’azienda che può affrontate in modo efficace, efficiente e moderno la questione dei rifiuti. Si tratta dei superare la parcellizzazione delle posizioni, con Acea da una parte e Ama all’altra(...). Acea è l’azienda più efficiente e deve gestire il processo di cambiamento, tutto deve essere ricondotto sotto Acea» affinché «sia capofila». E ancora: «I processi di privatizzazione che potrebbero vedere protagonista Acea riguarda aziende con azionisti ben identificabili: ci sono tutte garanzie per tutelare i diritti e le esigenze di cittadini e contribuenti», ha aggiunto Stirpe. Acea, va ricordato, a luglio si era detta pronta a mettere sul piatto dei rifiuti romani 200milioni di euro in 5 anni per potenziare impianti già esistenti e realizzarne di nuovi. L’azienda, tra l’altro, è proprietaria del 66 per cento delle quote del consorzio Coema, che avrebbe dovuto realizzare l’inceneritore di Albano, finito nelle maglie di un’inchiesta giudiziaria che se da una parte ha colpito il "signore dell’immondizia", Manlio Cerroni, dall’altra ha riacceso vecchi appetiti di chi ha sempre considerato il patron di Malagrotta un «monopolista». Ora, lo stesso Stirpe, da sempre un ultrà della privatizzazione di Acea - che come secondo azionista annovera il gruppo Caltagirone - sembra usare l’azienda pubblica come ariete per sfondare il muro dell’immondizia. Una sorta di "breccia di Malagrotta"che Unindustria varcherebbe volentieri con tutti i suoi imprenditori. Dietro la visione civica di Stirpe è lecito pensare che le imprese laziali, a corto di idee e di liquidi, abbiano scelto i rifiuti solidi per assicurarsi il futuro.

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