Non aveva ancora compiuto un anno quando veniva chiuso in una stanza del suo asilo nido. Al buio, da solo, il bambino trascorreva diverse ore piangendo, legato al suo passeggino. Secondo la procura di Roma la titolare della struttura e una collaboratrice avrebbero maltrattato il piccolo e per questo, ieri, le due donne sono state rinviate a giudizio. Il processo servirà a fare chiarezza sull'accaduto ma al momento i pubblici ministeri non hanno dubbi: il bambino sarebbe stato sottoposto ad un «regime di vessazioni fisiche e psicologiche», si legge nel capo d'imputazione. La vicenda era iniziata nell'ottobre del 2012, in un asilo in zona Balduina-Medaglie D'oro. La querela però era stata sporta dopo un mese, quando i genitori del piccolo Giulio (il nome è di fantasia) avevano avuto le prove che confermavano i loro sospetti. Spesso infatti, il bambino, quando veniva ripreso dai familiari al termine dell'orario scolastico «veniva trovato sistematicamente bagnato di sudore e - continua l'atto - prostrato sotto il profilo fisico e psicologico». Così i genitori si erano trasformati in investigatori privati e avevano nascosto una microcamera nel passeggino del piccolo, cristallizzando dunque le condotte delle due imputate ai danni del bambino. I genitori, dopo essersi rivolti ad un legale, avevano sporto denuncia e così la magistratura aveva indagato scoprendo che i soprusi sarebbero avvenuti solo su Giulio. Gli altri bambini infatti venivano trattati con rispetto. La vittima però, secondo la procura, durante l’orario in cui veniva lasciato dai parenti presso l’asilo, circa cinque ore al giorno, veniva legato al passeggino, «impedendogli di muoversi all’interno della struttura e di interagire con gli altri bambini ivi presenti, tenendolo rinchiuso all’interno di una stanza al buio mentre il medesimo piangeva disperatamente nonché privandolo del bere necessario, ed infine omettendo di prestare allo stesso le dovute cure e attenzioni». «In questi periodi si assiste a numerosi casi di maltrattamenti in danno di bambini, anche in tenera età, nell’ambito di scuole pubbliche o private- ha affermato il legale di parte civile, Barbara Da Ronch - sotto tale profilo ritengo trattasi di reati di particolare gravità che vanno perseguiti con molto rigore perché i bambini sono il nostro futuro. La questione giuridica discussa oggi dinanzi al GUP - continua l'avvocato - attiene all’utilizzazione in giudizio delle risultanze di una videoregistrazione effettuata dai genitori del piccolo nell’asilo nido. Il GUP ha accolto la tesi che tale videoregistrazione non è stata effettuata in violazione di alcuna normativa in materia, in quanto l’asilo non è assolutamente qualificabile come dimora privata».
Processo alle maestre violente dell’asilo
Il pm non ha dubbi: il piccolo sottoposto a un regime di vessazioni fisiche e psicologiche
