GUIDIDONIA L’ha uccisa con sessantaquattro colpi tra coltellate e martellate per dissidi familiari e rancori di vecchia data. È stata la nipote, Lucia Raffaele, a mettere fine alla vita della donna di 74 anni trovata morta nella cucina della sua abitazione in via Monti a Setteville martedì pomeriggio. Una mattanza consumatasi tra una tazzina di caffè e un sacchetto di zucchine che le due stavano pulendo insieme per la cena. Rosina Raffaele, Rosetta come la chiamavano tutti, è morta a causa di cinque ferite letali in una foga omicida che ha portato anche alla rottura di due costole. L’incontro tra le due sarebbe iniziato in maniera pacifica, poi la lite e il tragico epilogo, fino ad arrivare al momento in cui il figlio dell’anziana, Maurizio, è entrato nell’appartamento preoccupato perché la madre non rispondeva al telefono e ha visto di fronte ai suoi occhi la terribile scena. Due giorni di interrogatori serrati, che hanno visto al lavoro la squadra mobile di Roma con a capo Renato Cortese e gli agenti del commissariato di Tivoli guidati da Mariella Chiaromonte, hanno portato al fermo della 41enne, che attualmente si trova nel carcere romano di Rebibbia con l’accusa di omicidio volontario, fermo avvenuto mercoledì pomeriggio nella sua abitazione a Villalba. Sposata e madre di due ragazze poco più che ventenni Lucia Raffaele ha piccoli precedenti per droga e un passato familiare segnato dalla tragedia: il padre, Pasquale, fratello della vittima, è morto nel 1991 in un incidente avvenuto all’interno di una fabbrica di petardi. La donna tre giorni fa era andata a trovare la zia nonostante i rapporti non fossero buoni. La signora, vedova da anni molto conosciuta nel quartiere anche per i piccoli lavori di sartoria che faceva, le ha aperto la porta e offerto un caffè. Il diverbio che ha portato alla furia omicida sarebbe scattato poco dopo: la 41enne avrebbe colpito l’anziana prima con un coltello poi con un martello lasciandola morta in una pozza di sangue. Prima di uscire dall’abitazione avrebbe aperto qualche cassetto, probabilmente per simulare un furto, e raccolto tutte le possibili prove in un sacco di plastica nera, compresa la tazzina di caffè bevuta pochi istanti prima, per poi gettarle in un cassonetto dell’immondizia vicino casa sua. A portare gli inquirenti sulle sue tracce un testimone che ha detto di aver visto una donna allontanarsi dalla palazzina in cui si è consumato l’omicidio, fino ad arrivare alla sua confessione. Non si esclude la possibilità che fosse sotto effetto di sostanze stupefacenti.
Rosetta è stata uccisa dalla nipote
Sessantaquattro colpi tra coltellate e martellate per vecchi dissidi familiari
