Roma Capitale

Caffè senza Pace, dopo lo sfratto via i tavolini

Damiana VerucciDa un giorno all’altro, su via della Pace, regnerà il silenzio. Niente più chiacchiericci tra i tavolini dello storico Caffè della Pace e dell’altrettanto storico ristorante di...

Da un giorno all’altro, su via della Pace, regnerà il silenzio. Niente più chiacchiericci tra i tavolini dello storico Caffè della Pace e dell’altrettanto storico ristorante di fronte. Niente più sguardi indiscreti che si posano sull’attore dell'ultimo momento o sul personaggio televisivo più alla moda, che hanno appena ordinato un caffè o un aperitivo all’aperto. Con un colpo di spugna il Primo Municipio cancellerà i tavolini sulla via a due passi da piazza Navona decretando il piano zero, che significa anche nessuna possibilità futura di mettere arredi esterni fuori dai locali. Perché via della Pace rientra tra le strade dove il Municipio è prossimo a intervenire riducendo, in questo caso annullando, la possibilità per gli esercenti di occupare in qualunque modo il suolo pubblico. Si tratta della stessa Amministrazione che negli ultimi mesi si è spesa in mille parole per decantare l’importanza di un locale con più di cent’anni di storia, oggi sotto sfratto esecutivo? Dello stesso Municipio che nei comunicati e nelle dichiarazioni si impegnava a fare qualunque cosa per tutelare un’attività di valore simbolico? E che assicurava un presidio fisso perché «è compito della politica individuare e difendere quello che i cittadini sentono come un bene comune?». Ricapitolando, se la proprietà non è riuscita, almeno per ora, a far sloggiare la famiglia Serafini che quel locale lo gestisce da un cinquantennio, ci pensa il Municipio a dargli il colpo di grazia. Togliere tutti i tavolini al Bar della Pace significa, di fatto, cancellare l'identità di un locale che anche per merito di quei tavoli ha costruito la sua storia. Come spiegare ad un turista che vede inserito il nome del Caffè della Pace in ogni guida di Roma, che la magia di godersi quello scorcio di Roma seduto al tavolino di un bistrot è svanita con un colpo di penna? Che sia per un diktat della Sovrintendenza o per il rispetto del codice della strada, poco cambia: il locale sparirà. Le regole valgono per tutti, è vero. Ma, almeno, la prossima volta che la famiglia Serafini lancerà un grido d'allarme sul rischio chiusura del locale, perché senza tavoli gli incassi crolleranno, l'Amministrazione ci risparmi parole sull’importanza di salvaguardare pezzi di storia della città.

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