Roma Capitale

«Voleva la batmobile o sarebbero stati guai»

Le folli richieste dell’ex magnifico rettore dell’Aquila ad uno dei docenti dell’università

«Io ti distruggo, io non ti faccio vivere». Per dieci anni Sergio Tiberti, titolare della cattedra di Igiene e Medicina preventiva all’Università dell’Aquila, ha dovuto subire le minacce di Ferdinando di Orio, prima preside della Facoltà di Medicina e poi rettore dell’Ateneo. «Quando il coniglio esce dalla tana… pum… pum… pum…», gli diceva mimando il gesto di chi imbraccia un fucile. Ora di Orio è imputato davanti alla nona sezione penale del Tribunale di Roma per concussione. «Con più azioni e in esecuzione del medesimo disegno criminoso - si legge nel capo d’imputazione - abusando delle qualità e dei poteri connessi alle sue funzioni pubbliche, costringeva o comunque induceva Tiberti a corrispondergli somme di denaro e utilità pari a 141.737 euro, dal 2001 al 2009, minacciandolo implicitamente ed esplicitamente, in caso di rifiuto, di ripercussioni negative nell’ambito della sua carriera universitaria». Il professore è stato costretto - secondo l’accusa - ad assecondare tutte le richieste economiche del rettore, se voleva continuare a fare il suo lavoro con tranquillità in ambito accademico. Sono 44 gli assegni che Tiberti ha versato a di Orio, attingendo dal suo personale conto corrente oppure da quello della Sma srl, società della quale era procuratore. La traccia di questa lunga scia di denaro (individuata nella consulenza tecnica ordinata dal pm) comincia il 19 ottobre 2000 e si esaurisce il 24 febbraio 2009. In 10 anni, di Orio avrebbe preteso che Tiberti assecondasse tutti i suoi sfizi e capricci. Ha ordinato abiti su misura da una sartoria artigianale, ha soggiornato a Napoli a spese dal professore, lo ha costretto a farsi pagare delle finte consulenze per la Sma srl e persino un’auto nuova: una Kia Picanto, poi sostituita con una Citroen C2 "modello Batman" e relativa assicurazione. «Nel maggio 2005 - ha raccontato Tiberti nella denuncia presentata il 25 settembre 2009 alla Procura dell’Aquila - di Orio mi pose il problema che sua figlia circolava con una Volkswagen Polo in pessime condizioni. Con pressante e ferma cortesia di chi non è avvezzo ad accettare rifiuti, mi chiese di attivarmi per acquistare una nuova auto. Mi rivolsi a un amico concessionario che mi propose una Kia Picanto a chilometri zero per 7.200 euro». Dopo soli quattro mesi la macchina venne riconsegnata alla concessionaria e sostituita con una «Batmobile». «Pagai sempre io - ha precisato il professore - la differenza tra l’importo della prima auto e il costo di 13.600 euro della Citroen C2». Di Orio, infatti, «minacciava Tiberti della chiusura del Centro di Epidemiologia da lui diretto - si legge nel capo d’imputazione - di privarlo dell’insegnamento della Scuola di specializzazione in Medicina del lavoro, di rimuoverlo dagli incarichi di presidente dei consigli didattici nella Scuola di specializzazione di Igiene e Medicina preventiva e nel corso di laurea in Tecniche della prevenzione nei luoghi di lavoro e dell'ambiente. Minacce, queste ultime, portate a compimento allorquando Tiberti si rifiutava di versare ulteriore denaro a partire da marzo 2009». Giovedì scorso i quattro testimoni citati dal pubblico ministero hanno confermato l’impianto accusatorio. Nella prossima udienza, fissata per il 26 gennaio, sarà il turno dei teste della parte civile.

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