Roghi tossici, illegalità, genitori che costringono i figli a mendicare. I problemi legati ai campi nomadi attrezzati, tollerati o abusivi i romani li conoscono bene. Sorprende, allora, se il sindaco emana un’ordinanza per confermare il sequestro non di un’auto rubata, non di una discarica abusiva, non di rame trafugato, ma di un pappagallo. Una storia che, vista nel contesto in cui è maturata, è a dir poco surreale. È il 13 agosto quando i carabinieri della Legione Lazio controllano alcune auto davanti al campo di Castel Romano. Si imbattono nel furgone di Nada Hadzovic, nata a Sarajevo 35 anni fa. All’interno un bell’esemplare di pappagallo cenerino, specie protetta di origine africana, tenuto in cattive condizioni e senza la necessaria documentazione. I carabinieri interessano la Asl Roma C che attraverso i Servizi sanitari veterinari esegue il sequestro. Il volatile, accompagnato da una già poderoso fascicolo, arriva al Centro di recupero animali selvatici di San Cesareo diretto dal dott. Umberto Cara, dov’è ancora ospite in attesa che il giudice, sentita la Commissione Cites del ministero dell’Ambiente, decida della sua sorte. Mancano solo i corpi speciali. Il 27 agosto la trafila di atti dovuti si arricchisce dell’ordinanza del sindaco Marino, firmata dal vice Nieri, a conferma del sequestro comunque impugnabile davanti al Tar. La storia, però, contiene la soluzione per i tanti cittadini esasperati dai rischi sanitari e dall’illegalità che affliggono i campi. Farsi certificare che sono una specie in via di estinzione.
E il vicesindaco tuonò: togliete il pappagallo alla nomade
Davide Di Santod.disanto@iltempo.it Roghi tossici, illegalità, genitori che costringono i figli a mendicare. I problemi legati ai campi nomadi attrezzati, tollerati o abusivi i romani li conoscono...
