Roma Capitale

Salva Roma, slitta la firma. Legnini lascia

Irrisolto il nodo dei cento milioni al trasporto pubblico capitolino Il sottosegretario, decisivo mediatore col Mef, destinato ad altro incarico

È slittata la firma del Salva Roma, ovvero del piano di rientro imposto dal Governo Renzi alla Capitale per evitare il default e garantire liquidità alle casse comunali. Era infatti prevista per ieri, giorno dell’anniversario della Breccia di Porta Pia. Il nodo dei trasporti, cruciale per la definizione del piano, infatti, non solo non si è risolto ma risulta aggravato da una situazione delle casse Atac da codice rosso. Tant’è che il sindaco Marino ha parlato, pochi giorni fa, della possibilità che l’azienda non sia in grado di erogare gli stipendi di ottobre. A complicare le cose poi la "perdita" di Giovanni Legnini, sottosegretario vicinissimo a Renzi, punto di riferimento focale per il primo cittadino, che sarebbe pronto per un’altro incarico. Resta Delrio. E non è poco. La clessidra però scorre e l’aut aut posto dai parlamentari romani Pd potrebbe aprire scenari ancor più complessi. Diversi deputati infatti hanno avvertito il Campidoglio di «non aprire un caso Roma sul trasporto pubblico locale» ma porre la questione a livello nazionale, questo per evitare di suscitare "irritazioni" non solo da parte di altri partiti, Lega nord in testa, ma anche dello stesso premier, poco incline a "favoritismi" capitali. Politica a parte, si fa per dire, la matematica non aiuta. Mancano all’appello cento milioni di euro, da mettere sui 140 che la Regione trasferirà al Campidoglio. La soluzione messa sul tavolo dal Campidoglio di una sorta di "prestito" dalla gestione extracommissariale del piano di rientro del debito di oltre 12 miliardi di euro del 2009 (al quale va il 4 per mille dell’irpef pagata dai romani) non entusiasma i tecnici del ministero. Lo stallo insomma c’è e persisite. Ad ammetterlo, ieri, anche l’assessore alla Mobilità Guido Improta: «Ad oggi non c’è una soluzione condivisa tra i tre soggetti, Comune, Regione e Governo e, che io sappia, la questione Tpl resta ancora irrisolta». A mettere benzina sul fuoco ci pensa anche il governatore Zingaretti che non solo centellina i trasferimenti statali per il trasporto capitolino ma punta anche al riconoscimento degli extracosti (Marino ha "chiuso" su 110 milioni che il governo darà a Roma in quanto Capitale) anche per la Regione: «Il Lazio ha l’onore di essere la regione della Capitale ma poi deve farsi carico di incombenze che sono nazionali e non regionali, che alla fine però ricadono su di noi, e così, alla fine, non ce la facciamo. Su questo bisognerà fare un ragionamento dopo l’uscita dal commissariamento della sanità». Tra i due litiganti, Comune e Regione, il Governo temporeggia. Le casse però continuano a svuotarsi e il pagamento degli stipendi è dietro l’angolo. Il sindaco però è ottimista: la firma ci sarà entro la settimana. Vederemo.

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