Si allontana da casa per esser ricoverata in ospedale e, al momento di rientrare, trova i panni stesi, il portone in legno dipinto di bianco e la serratura cambiata. La famiglia di romeni, subentrata nell’appartamento dell’anziana, regolare assegnataria, non vuol saperne di andarsene. L’intero condominio insorge, gli stranieri si barricano in casa, e uno schieramento di forze dell’ordine degno di una guerriglia urbana tenta come può di evitare la sommossa dei residenti contro gli abusivi. Il valzer delle occupazioni è tornato ieri a suonare nelle palazzine Ater. Siamo al civico 11 di via Cesare Maccari, nel villaggio San Giorgio di Acilia. Vittima di un vero incubo, spodestata dell’appartamento dove vive da mezzo secolo, è Anna Scarpa, una 76enne benvoluta da tutti nel quartiere popolare e considerata l’icona del villaggio. In sua difesa, privata della casa e di tutti gli effetti personali, si è mosso un intero quartiere. Insulti gridati dall’ingresso del palazzo fino al balcone del terzo piano, carabinieri e poliziotti costretti a presidiare il condominio, sono stati il filo conduttore di una vicenda che mai come ieri ha assunto i toni di una guerra tra italiani e stranieri. «La romena si è affacciata al balcone, ci lanciava i baci e ci gridava "Italiani merde" – raccontano i residenti - Ha afferrato la bimba di 8 anni minacciando di buttarla di sotto se non l’avessimo lasciata in pace». Dalla mattina alle 9, quando i parenti della 76enne sono andati a bussare nell’appartamento per tentare di far uscire gli abusivi, non c’è stata tregua. La famiglia di romeni, padre madre due bambini ed uno in arrivo, subentrata nell’abitazione dell’anziana subito dopo il suo trasferimento in ospedale, non vuole saperne di allontanarsi. «Mia figlia è in una situazione grave, separata e incinta - ribatte la madre della donna che ha occupato – e non vuole andarsene. Ha minacciato di buttarsi dal balcone coi suoi figli». In lacrime la nipote dell’anziana assegnataria dell’appartamento. «Questa mattina finalmente mia zia sarebbe dovuta rientrare nella sua amata casa dopo tanta sofferenza – racconta Loreta Chersi - Dopo i ricoveri l’avevo convinta a stare da me e da mio marito a Latina per essere accudita adeguatamente, costretta ad assumere numerosi farmaci ad orari regolari. È stato difficile, lei adora questo appartamento, ci vive da 50 anni e oggi se fosse venuta con noi sarebbe morta d’infarto vedendo cosa è successo. Durante il periodo trascorso tra i vari ospedali e da noi a Latina, mio genero e mia figlia venivano ad arieggiare casa. Ieri mattina, a distanza di un mese dall’ultima visita, hanno fatto la stessa cosa ma si sono trovati i panni stesi sul balcone e la porta sbarrata con la serratura ormai cambiata. Hanno buttato via tutto e non vogliono neanche parlarci». «È da un mese che hanno occupato - racconta Barbara, una vicina - ma a noi avevano detto che la signora Anna era morta e che i nipoti gli avevano venduto casa. Comunque abbiamo chiamato l’Ater, per segnalare la cosa, e nessuno si è degnato di verificare». «L’Ater non esiste - commenta Agnese Schiavon, presidente del Comitato di Quartiere -, siamo abbandonati. Non possiamo neanche lasciar casa per un ricovero che ce la portano via. E non è certo la prima volta». Inermi i carabinieri e i poliziotti intervenuti. «L’occupazione è avvenuta lo scorso 8 agosto, oltre un mese fa. La famiglia di romeni si è autodenunciata alla polizia locale – spiegano - e dai vigili sarebbe dovuta partire la segnalazione all’Ater e all’autorità giudiziaria. Gli unici autorizzati a liberare l’appartamento sono gli agenti della polizia di Roma Capitale, dopo la richiesta dei regolari assegnatari. Ad oggi non possiamo far nulla, è la legge». Solo nella tarda serata di ieri, il presidente del X Municipio, Andrea Tassone, si è recato sul posto ed è riuscito a convincere la famiglia di romeni ad abbandonare l’appartamento dell’anziana con la promessa di un alloggio alternativo. Alla faccia della legalità.
Così hanno rubato casa a zia Anna
L’anziana di 76 anni aveva lasciato l’alloggio popolare per ricoverarsi. L’occupazione due giorni dopo. Ieri la scoperta. Ed è scoppiato il caos
