Un carro armato, instancabile, attaccato al lavoro, affabile, sempre disponibile ma pignolo fino all’esasperazione. Questo è l’Emilio Fatovic ritratto dai suoi colleghi e collaboratori del Convitto. C’è poi chi lo frequenta nel privato, i colleghi del sindacato (Fatovic è un dirigente della Confsal) che lo descrivono come uno sempre in movimento. Infatti due o tre volte al mese va a Bruxelles dove c’è la sede del Cesi, il sindacato europeo. Questo per dire che difficilmente vedremo Fatovic, da pensionato, portare a spasso il cane ai giardinetti. Affabile conversatore, amante della buona cucina, simpatico e estroverso non avrà il tempo di annoiarsi. Ma l’esperienza del Convitto non la dimenticherà. «Un uomo di polso e di gran cuore» dice di lui Mauro Colombi, vicario del Rettore per il Convitto e Semi-Convitto. «Mi viene in mente quella volta quando - continua il prof Colombi - era finita la scuola edue nostri studenti fuori sede dell’Accademia di danza sono stati investiti da una macchina hanno fatto il nome del Convitto. In piena notte Fatovic è andato là per sincerarsi di persona delle loro condizioni. Per non parlare di quante volte si è speso per aiutare dei ragazzi che non avevano le possibilità di continuare gli studi». In questi sei anni di Convitto il primo pensiero è sempre stato per i propri studenti,i miei ragazzi come li chiama lui. «Quando c’è stata la tragedia di Ventotene dove una ragazza (non del Convitto) in gita scolastica è morta perché travolta da un masso - prosegue Colombi - io e il rettore siamo partiti subito per confortare a quei ragazzi del Convitto che erano lì a fare un campo proprio quella setimana. Siamo tornati con il mare a forza sette». Quando ha potuto ha accompagnato i ragazzi, oppure li ha raggiunti, nei viaggi d’istruzione all’estero. Nei cinque anni di vita dello Scientifico cinese è andato con loro in Cina. Insomma un vero attaccamento a quella che ha considerato la sua missione. A luglio una sessantina di ragazzi dei licei sono partiti per Gerusalemme, un viaggio organizzato con la Cei. Una settimana di studio nella Citta santa e un’altra di volontariato in un ospedale di Betlemme. Quando la situazione politico-militare è precipitata Fatovic ha preso il primo aereo per Tel Aviv e ha riportato indietro la scolaresca.
Il primo pensiero sempre per i suoi ragazzi
Un carro armato, instancabile, attaccato al lavoro, affabile, sempre disponibile ma pignolo fino all’esasperazione. Questo è l’Emilio Fatovic ritratto dai suoi colleghi e collaboratori del Convitto....