La breve pausa estiva si preannuncia molto più serena per il sindaco Marino. Dopo l’approvazione del Bilancio in Assemblea capitolina il 31 luglio (termine indicato dal primo cittadino), ieri è stata la volta di Palazzo Chigi che ha dato il via libera definitivo al piano di rientro triennale imposto dal Governo con il decreto Salva Roma. A darne l’annuncio, soddisfatto, il sindaco a margine del tavolo di confronto al quale hanno partecipato anche gli assessori al Bilancio, Silvia Scozzese e alla Mobilità, Guido Improta: «Sono orgoglioso del lavoro fatto. Oggi abbiamo avuto la soddisfazione di una piena approvazione, di un parere positivo e favorevole al piano di rientro sia dal Mef che dalla presidenza del Consiglio». Tre i cardini della manovra: più fondi al trasporto pubblico, il riconoscimento degli extracosti per il ruolo di Capitale che svolge Roma e l’allentamento del Patto di Stabilità. Le cifre verranno messe nero su bianco il 20 settembre. Data, guarda caso, della Breccia di Porta Pia. I conti tuttavia sono presto fatti, anche se nel dettaglio non tornano nel caso del trasporto pubblico. Le cifre indicate sono infatti quelle di 240 milioni di euro da trasferire annualmente nelle casse capitoline. «È stata confermata la somma indicata nel piano di rientro - riferisce Silvia Scozzese - per noi il costo standard del trasporto pubblico locale è di 240 milioni di euro l’anno». Trasferimenti che dovrebbe garantire la Regione Lazio, nell’attesa che la riforma di Roma Capitale, che prevede autonomia nel settore dei trasporti, venga finalmente attuata. La Regione, tramite l’assessore al Lavoro presente al tavolo con il governo, Lucia Valente ha precisato: «Nel corso del tavolo interistituzionale previsto dal decreto Salva Roma, la Regione Lazio ha confermato la disponibilità a sostenere il Trasporto pubblico di Roma Capitale, impegnandosi a incrementare di 40 milioni di euro nel 2015, lo stanziamento annuale che passerà quindi dagli attuali 140 milioni di euro a 180». E i restanti 60 milioni? «Il tavolo ha indicato la necessità di affrontare e risolvere entro il 20 settembre il nodo dei finanziamenti al trasporto pubblico di Roma e nel caso non possa essere risolto per legittimi problemi economico-finanziari della Regione Lazio - chiarisce il sindaco - di valutare a livello governativo una diversa normativa per la ripartizione dei fondi per il trasporto pubblico nazionale considerato il ruolo di Capitale della Repubblica che ha Roma». Sin troppo facile immaginare che finisca proprio così. Ma se sul trasporto pubblico le novità arriveranno probabilmente ben oltre la data stabilita, è sul fronte del patto di stabilità che gli effetti si potranno avere già nel prossimo assestamento di bilancio, ovvero per Natale. «Il ministero dell’Economia ha confermato la disponibilità a negoziare l’allentamento del patto di stabilità in un rapporto bilaterale tra il Mef e il Campidoglio - ha spiegato Marino - anch’esso entro il 20 settembre, con una valutazione iniziale di almeno 150 milioni di euro». Soldi «cash» dunque da poter investire ad esempio nella manutenzione stradale (che piange un solo milione di euro in cassa). Quantificati poi i costi "extra" di Roma Capitale: 110 milioni di euro l’anno che andranno a coprire tutte le spese sostenute dai romani ad esempio per cortei, manifestazioni, visite ufficiali. In totale dunque 500 milioni di euro. Praticamente la stessa cifra chiesta negli anni passati dai predecessori di Marino. Quello che cambia, dunque, è il fronte dei tagli. Per ottenere 500 milioni, ripartiti appunto tra trasporto pubblico, patto di stabilità, ed extracosti, il Campidoglio ha dovuto mettere sul piatto 450 milioni di tagli. «Nel parere del tavolo viene approvata la manovra economica che abbiamo impostato con l’alienazione delle società di secondo livello - ricorda il sindaco - con i tagli agli sprechi che abbiamo già messo in atto con la Centralde unica degli acquisti, saremo in grado di risparmiare 450 milioni che verranno dunque investiti in beni e servizi». Esulta insieme al sindaco la maggioranza capitolina con il capogruppo D’Ausilio e il coordinatore Panecaldo, mentre affonda il capogruppo FdI, Ghera: «Mentre il sindaco gongola e si dice orgoglioso per aver incassato l’ok della presidenza del Consiglio sul piano di rientro, apprendiamo che in Campidoglio proseguono le assunzioni a chiamata diretta. Le chiacchiere su trasparenza, merito ed efficienza sono bugie dette ad alta voce, a Palazzo Senatorio si tagliano gli stipendi ai lavoratori colpendo la fascia più debole della macchina comunale ma nel frattempo si firmano lauti contratti dirigenziali».
Il Governo «rientra» su Marino: più soldi alla Capitale
Allentato il patto di stabilità per 150 milioni di euro. Riconosciute le spese «extra», come quelle per i cortei
