I varchi sullo storico Pontile di Ostia, realizzati non senza polemiche dall’amministrazione locale e salutati come una vittoria contro il lungomuro, somigliano alle favole che i genitori raccontano ai bambini per nascondere una realtà difficile o per fargli mandar giù una pillola amara. Gli accessi ai due lati di piazzale dei Ravennati, che dovrebbero secondo i promotori dell’iniziativa garantire il sacrosanto diritto dei cittadini ad entrare in spiaggia senza pagare l’ingresso, sono «cunicoli» larghi un metro e venti, sporchi e delimitati da reti metalliche con tanto di cartelli con le indicazioni di area videosorvegliata. «È una presa in giro - commenta Licia, mentre insieme al marito si destreggia tra bottiglie di vetro e rifiuti, lanciati chissà quando dagli incivili dal parapetto del pontile - Per farci un bagno dobbiamo camminare in un corridoio attaccati, facendo attenzione che non arrivi qualcun altro, mentre per legge potremmo passare da qualsiasi stabilimento». Effettivamente la misera lingua di sabbia, stretta tra le recinzioni, è una distesa di immondizia che nessuno si prende la briga di pulire. D’altronde i varchi sono una terra di nessuno, ormai demanio pubblico e di certo non più di competenza del singolo concessionario dello stabilimento al di là della rete. Così ieri mattina si presentavano pieni di bottiglie, buste, contenitori del vicino fast food e avanzi di cibo. Perfino una parte della balaustra del Pontile è rattoppata da una logora rete arancione, contribuendo ad un’immagine piuttosto degradante nel complesso. Chissà che qualcuno non abbia voluto sperimentare il brivido del libero accesso al mare quando i varchi erano solo un’idea lontana. Piuttosto eloquente è il video, girato dai Verdi Angelo Bonelli, Andrea Gasparini e Marco Severa e pubblicato su internet con il titolo «A Ostia per i diritti dei bagnanti. E siamo stati cacciati». I tunnel stretti separano simbolicamente i «proletari», che decidono di non pagare l’ingresso ai concessionari delle spiagge private, dai privilegiati sdraiati su un comodo lettino pagato dieci, dodici euro compreso l’ingresso. Quando si infilano nel lungo passaggio, vestiti con una maglietta dallo slogan piuttosto chiaro «L’accesso al mare è un diritto. Nessuno lo può negare», i tre del Sole che ride devono più volte stringersi per non inciampare l’uno sull’altro. Arrivati poi a meta, il tanto agognato tuffo in mare viene loro negato da un solerte bagnino, corso a ricordargli che il transito è possibile sulla sola battigia. Purchè rapido. «Con questo video - spiega il verde Angelo Bonelli - abbiamo voluto dimostrare che i varchi sono una sciocchezza, un insulto all’intelligenza dei cittadini. Un timido passo avanti, mentre esiste una legge finanziaria del 2006 che all’articolo 1, comma 251 e 254, obbliga i gestori degli stabilimenti a garantire il libero accesso alla spiaggia, anche ai fini della balneazione, pena la revoca della concessione. Ci è stato impedito di fare il bagno, perché non abbiamo pagato il biglietto. Il mare è in gabbia - conclude Bonelli- cementificato e privatizzato, e ai disabili il corridoio tanto osannato non è neppure accessibile». Sui social network la polemica è vivace e i varchi sono di gran lunga l’argomento più seguito e commentato dai cittadini lidensi e non solo. La telenovela dell’estate, dunque, è appena iniziata. In ritardo, vero, ma del resto perfettamente in linea con una stagione partita a singhiozzo.
Al mare gratis attraversando la discarica
A pochi giorni dall’apertura i varchi sul Pontile già colmi di rifiuti di ogni genere
