ALBANO Sequestrato il tesoro di un gruppo criminale che ha dato vita a numerose società con sede ai Castelli Romani grazie alle risorse derivanti dalla gestione di un traffico di droga. La Finanza ha sequestrato beni per 43 milioni di euro riconducibili a Sergio Anderlucci, Tiziana Fiorucci e Mario Pepe. Nel mirino 20 società di persone e capitali, con sedi a Roma e nelle province di Roma e Latina, 7 unità immobiliari in provincia di Roma, 12 autoveicoli, 3 motoveicoli, numerosi rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni, per un valore complessivo di 42 milioni e 600 euro. Contestualmente, è stato notificato a 21 persone l'avviso della conclusione delle indagini preliminari, in relazione all’inchiesta su spaccio e traffico di stupefacenti. Un duro colpo alla criminalità organizzata ai Castelli Romani dunque, portato a segno a seguito delle indagini patrimoniali avviate nel 2013, su delega del Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Velletri Francesco Prete e del Sostituto Procuratore Giovanni Taglialatela, che hanno consentito di confermare e rafforzare le evidenze investigative in precedenza acquisite, in merito all'esistenza di un gruppo criminale che, attingendo risorse finanziarie anche dai proventi dello spaccio, ha costituito una serie di società aventi sede nel Comune di Albano Laziale e operanti in svariati settori economici. Gli accertamenti patrimoniali hanno permesso di ricostruire la fitta rete degli interessi commerciali dei soggetti coinvolti e l'entità degli investimenti effettuati, localizzati sempre nell'area tra Albano Laziale e Genzano di Roma, servendosi, per tale scopo, anche di parenti che fungevano da «prestanome». Proprio partendo da tale presupposto, il G.I.C.O. di Roma, ha sviluppato ben 122 accertamenti economico-patrimoniali, riscontrando l'accumulo di un ingente patrimonio, del tutto incongruente con i modesti profili reddituali emergenti dalle dichiarazioni dei redditi. In particolare, Anderlucci, dal 2007 ha operato nel campo dell'edilizia, tramite cooperative sociali, facenti capo a tre distinti consorzi. Le società consortili e le consociate sono risultate amministrate, nella maggior parte dei casi, dai componenti del nucleo familiare «acquisito» di Anderlucci (moglie, figli, nuora e consuocera) o da Pepe.
Colpo al patrimonio dei signori della droga
Sequestrati immobili, aziende, auto e conti per un valore che sfiora i 43 milioni di euro
