Quello con la realtà romana per padre Antonio è stato un impatto decisamente turbolento. È il parroco dei Santi Sette Fondatori da poco più di un anno ma il feeling con la città eterna lo deve ancora trovare. Umbro, 70 anni, viene da una piccola chiesa di Siena immersa nel verde, dove dedicava il tempo libero alla sua passione: coltivare piante, fiori e ortaggi. Ma quando è stato trasferito a Roma, nel cuore del quartiere Nomentano di spazio per un vero orticello non ne ha trovato. Così, ha deciso di sfruttare il terrazzo della chiesa, creando pian piano una piccola serra. Dopo qualche giorno, però, quell’idea si è trasformata in un incubo. «I vicini - racconta - non hanno gradito il mio pollice verde, ho notato che fotografavano me e le mie piante e alla fine infastiditi hanno addirittura denunciato ai vigili il mio orto "abusivo". Quando gli agenti si sono presentati in parrocchia non potevo crederci. Ho subito detto che se c’era qualche irregolarità avrei levato tutto, ma loro hanno detto che avrebbero mandato un esperto». In quest’episodio padre Antonio vede manifestarsi il vizio, a suo dire un po' romano, di «guardare la pagliuzza negli occhi degli altri invece del palo in quello proprio». Insomma, il parroco si è scontrato con certe nevrosi tipiche della grande metropoli, che forse aveva dimenticato. Una cosa cui non riesce ad abituarsi è la scarica di clacson che lo investe quando la sua auto non parte subito al semaforo. «A Siena non mi era mai successo, tutti sono molto più tranquilli e pacifici – racconta - ma qui la gente sembra che non aspetti altro che un occasione come questa per puntare il dito contro gli altri!». Eppure, da quando è arrivato, padre Antonio ce la sta mettendo tutta per andare incontro ai fedeli e dargli una parrocchia migliore. A cominciare dalla pulizia e dal decoro dell’edificio: «Grazie all'aiuto di un amico abbiamo imbiancato le pareti della chiesa per renderla più accogliente». Anche in questo caso, però, qualcosa è andato storto: «Mentre stuccavamo e riverniciavamo, una signora è entrata e ha notato che avevamo spostato il Crocifisso dalla parete. Ha iniziato a gridare e ad accusarci, senza voler sentire ragioni. È stata un’aggressione che mi ha molto colpito. Noi dovevamo solo pulire quella parte del muro e la croce l’avremmo rimessa a posto subito dopo». A questi episodi il sacerdote sta rispondendo cercando di offrire la massima disponibilità, e qualche nuova iniziativa. Alla catechesi ha affiancato diverse attività, concedendo i locali della parrocchia a chiunque abbia iniziative utili e interessanti da proporre. Oggi in questi spazi della chiesa si tengono corsi di computer, di inglese, riunioni degli Alcolisti Anonimi e anche le prove di diverse compagnie teatrali. C'è poi un piccolo tesoro nascosto nella cripta che dà grande lustro alla parrocchia: il museo delle vittime di guerra. Targhe, foto e cimeli di migliaia di soldati sono conservate in una cappella al piano inferiore. Le stesse mattonelle che rivestono le pareti sono incise con nomi e date: «Vengono a visitare questo piccolo tempio tantissimi fedeli - dice il parroco –, c’è un registro dove possono cercare i loro cari e rintracciare la targa a loro dedicata. Ma oltre ai parenti, vengono spesso anche autorità civili e militari. Poco tempo fa, ad esempio, è venuto a trovarci anche l’ex sindaco Gianni Alemanno».
Il ricordo delle vittime di guerra
Padre Antonio: «Tantissimi i visitatori, è venuto anche Alemanno»
