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Una «famiglia di famiglie»

Don Stefano: il modello consumistico è un tritacarne, bisogna andare oltre

Una «famiglia di famiglie»

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Quello di IV Miglio può sembrare a prima vista un territorio piuttosto omogeneo e privo di particolari criticità, una tranquilla zona residenziale popolata da un altrettanto tranquillo ceto medio. Ma la situazione è assai diversa, come ci tiene subito a sottolineare don Stefano Ranfi, parroco della chiesa San Tarcisio, sita nel cuore del quartiere: «Lo spettro sociale qui è molto ampio ed eterogeneo. C'è il personaggio ricco e famoso (come il regista Zeffirelli o l’attrice Lollobrigida), il professionista benestante, e il povero a cui manca persino il cibo. Ecco perché uno degli impegni primari della parrocchia è quello di cercare di creare un'unità tra le diverse componenti sociali».

Una vera e propria missione, dunque, testimoniata innanzitutto dalle molte attività e iniziative che la parrocchia organizza. A partire dall'oratorio, che con i suoi cento ragazzi è divenuto punto di riferimento per il quartiere. Lo sport, intanto, come momento d'incontro: pallavolo, pattinaggio, calcio (maschile e femminile) insegnati da allenatori volontari. Ma anche altro: la musica e la cultura, con il corso di chitarra di Suor Anita e il «progetto teatro» dell'animatrice Daniela; ancora, tante feste a tema come quella di carnevale, pensata affinché «la gioia dei piccoli contagi quella dei grandi»; infine, visite guidate e gite tra natura e storia, le cascate delle Marmore e Spoleto come le Catacombe di San Callisto. Il lavoro della parrocchia parte dai giovani, dunque, per arrivare a tutti però, genitori compresi, attraverso le «Domeniche a tema». Esemplari a questo proposito sono i diversi incontri domenicali all'interno dei quali i genitori vengono invitati a confrontarsi sul difficile ruolo di educatori che - oggi più di ieri - essi devono ricoprire, condividendo momenti di convivialità come pranzi comuni o visioni collettive di film.

Nella stessa direzione - ovvero quella di rafforzare il rapporto genitore-figlio ma anche genitore-genitore - puntano le iniziative dedicate alla famiglia nel suo complesso, come «sport in famiglia», in cui grandi e piccini hanno la possibilità di passare intere giornate a stretto contatto. Lo scopo di don Stefano e della parrocchia è chiaro: creare momenti di vero confronto attraverso la partecipazione, con l'obiettivo di favorire l'incontro di mondi distanti e separati, come quelli presenti nel quartiere. Distanze però non semplicemente economiche: «La povertà non è solo un dato economico. Ci sono diversi tipi di povertà - spiega il parroco - e la più diffusa, la peggiore forse, è quella spirituale, che a volte coincide con quella materiale»

Per far fronte a tale problema, la parrocchia, attraverso la Conferenza S. Vincenzo de’ Paoli, si offre di curare e accompagnare chi ne ha bisogno, spesso persone indigenti, in un percorso di crescita spirituale e umana. Questa crescita è la condizione necessaria affinché una ricerca d'incontro tra umanità così distanti sia possibile. È nello spirito che si possono ricongiungere le differenze, don Stefano ne è certo: «Il nostro compito è quello di mostrare alle persone che esiste un'altra parte di mondo, più profonda e spirituale. Diversa dalla cultura dell'apparire oggi imperante». La scoperta di un mondo diverso per costruire un futuro diverso, questa la difficile missione di don Stefano. «Il modello culturale consumistico odierno è un "tritacarne" per lo spirito. Bisogna andare oltre, cercare un altro futuro», chiosa il parroco. E la parrocchia è uno degli ultimi baluardi nella costruzione di questo futuro «altro», in cui le differenze - economiche e spirituali - sono ricucite attraverso l'incontro tra diversi.

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