Roma Capitale

Comune, in tilt il cervellone delle presenze

Il sistema costato 21 milioni di euro è in funzione da tre mesi.

Indennità e straordinari nascosti in una miriade di sottomenu, corse fantozziane per timbrare l’uscita (per poi timbrare di nuovo e rimettersi al lavoro), turni di notte non previsti e decine di euro decurtate ogni mese dalle buste paga. Il nuovo sistema operativo di gestione del personale, Erp-Sap, sta letteralmente mandando al manicomio buona parte dei dipendenti pubblici del Comune di Roma. In particolare, coloro che per necessità o turnazione non svolgono i canonici orari di ufficio. Un programma «base», insomma, che non tiene conto della galassia dell’impiego pubblico capitolino. L’applicativo, che terminerà il «rodaggio» il 31 dicembre, è stato realizzato da Ibm ed Engineering Spa ed è costato 21 milioni di euro da pagare in 3 anni. Il programma contiene tutta una serie di «bug» (errori, in gergo informatico) che stanno facendo infuriare il personale. Un esempio? I turni di lavoro di sabato e di domenica, così come gli orari notturni, sono accomunati ai turni classici, sia in termini di retribuzione che di riposi obbligatori. Oppure può capitare che una maestra d’asilo debba lasciare il servizio (e i bambini) per allontanarsi a timbrare, per evitare che il sistema vanifichi le spettanze, dato che gli uffici del personale possono difficilmente agire manualmente per normalizzare. Sempre i vigili urbani, inoltre, per vedersi riconosciuto il servizio esterno sono obbligati a segnare il cartellino anche 4 volte in un giorno. «Il personale – spiegano dalla Uil Fpl – in questo passaggio ha trovato la spiacevole sorpresa di vedersi conteggiate ferie ed ore di permesso in maniera errata. Oltre a decurtazioni e addebiti sulle buste paga». Nel nulla sono finite le 4 lettere di sollecito che i sindacati di categoria hanno inviato all’amministrazione comunale. D’altronde, bisognerà andarci piano con le richieste di miglioramenti. Il contratto stipulato con le aziende fornitrici, attraverso una gara d’appalto risalente al 23 aprile 2010, prevede una manutenzione a canone (già calcolata) ma anche tutta una serie di interventi a consumo: sviluppo applicativo, rimodulazione, adeguamenti normativi, consulenza applicativa, semplificazione, gestione delle procedure di cambiamento, avranno un costo non definito che varierà a seconda della complessità dell’intervento. Potenzialmente ad libitum. Sul suo sito, la Ibm esalta la collaborazione con Roma Capitale, parlando di «digital revolution» e di «dramatic cost reduction with Sap». Tuttavia in Campidoglio sta diventando un’abitudine cambiare i gestori digitali, per una spesa che ormai si è attestata sui 7 milioni l’anno (esclusi gli interventi a consumo, ovviamente). Il precedente, denominato Gesper, risaliva solo al 2007 e addirittura si componeva di 3 sotto programmi: il Cezanne per il settore giuridico, il Sipert per quello retributivo ed il J-Time per la rilevazione presenze. Per un costo molto simile. «Si è reso necessario sostituirlo – spiega Enrico Cavallari, ex assessore alle Risorse Umane con Alemanno e padre dell’appalto Erp-Sap – perché dispersivo e complicato. Con il sistema realizzato da Ibm e Engineering, sono state ottimizzate le funzioni e ridotti i costi. Forse chi è venuto dopo di noi doveva gestire meglio il passaggio». Il caso Erp-Sap sarà una delle questioni che i sindacati proveranno ad affrontare lunedì con il sindaco Ignazio Marino, convocazione arrivata dopo l’annunciato sciopero bianco della Polizia Locale.

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