Esercenti del centro contro i tagli ai tavoli all’aperto, la serrata è sempre più vicina. Si parla dei giorni a ridosso del Natale e, ad oggi, sono un centinaio i titolari dei locali interessati ai tagli pronti a stare chiusi per un’intera giornata e a manifestare, molto probabilmente, sotto al Campidoglio. A organizzare la protesta è la Lupe Roma, disposta ad andare da sola, quindi senza le altre associazioni di categoria, per dire «no» ai tagli che entreranno in vigore il prossimo primo gennaio e che riguardano 144 tra vie e piazze del centro. «Abbiamo tenuto un’assemblea martedì scorso per tastare il polso degli esercenti – spiega Fabio Mina, presidente della Lupe – io stesso sono francamente meravigliato dell’altissima adesione che abbiamo avuto tra i nostri associati, pronti a chiudere in massa per lamentare una situazione che ha dell'assurdo». Il taglio ai tavolini, per molti l'azzeramento del loro spazio all'aperto, significa, ricordano dall'associazione, dover rinunciare almeno all'80% del fatturato. La conseguenza sarà il licenziamento di centinaia di dipendenti. «Mi chiedo se a questo Comune e Municipio hanno pensato», ribatte Mina. Gli esercenti ce l’hanno con il piano delle piazze storiche del Comune di Roma e con i piani approvati in I Municipio dall’ex consiliatura Corsetti. L’assessore al commercio Marta Leonori ha recentemente confermato la validità dei piani del Comune, mentre in I Municipio si è aperto uno spiraglio, nel senso che si è annunciata una commissione per valutare le criticità nel momento in cui i piani verranno applicati ed eventualmente intervenire nei casi più eclatanti. «Ma questa non ci sembra una soluzione – tuona ancora Mina – che cosa ha bisogno di vedere il Municipio? Che chiuderanno tutti?». Quanto all’eccezione mossa agli esercenti in difesa dei piani, vale a dire che rispettano le norme del codice della strada, è ancora il presidente della Lupe a dire «non è quello il nodo centrale. Il fatto è che non si sta tenendo conto del problema occupazione: i criteri per redarre i piani sono stati stabiliti quando la crisi non c’era. E c’è anche da considerare la più volte sbandierata volontà dell'Amministrazione di pedonalizzare ampie zone del centro, il che cambierebbe radicalmente i presupposti dei piani». Certo è che gli esercenti sono pronti a tutto pur di difendere il loro spazio all'aperto mentre le lettere inviate dal I Municipio, con le quali si avvertono i titolari degli esercizi che la loro occupazione sta per scadere, stanno continuando ad arrivare. In via dei Giubbonari ci sono quattro esercizi pubblici il cui spazio esterno è stato completamente azzerato perché la strada ricade nei piani zero, significa che a nessuno verrà più rinnovata l'occupazione di suolo pubblico. «È una follia – dice Emilio Erru, che rappresenta diverse attività commerciali in zona – se mi tolgono i tavolini fuori dovrò licenziare cinque dipendenti e come me faranno tutti gli altri esercenti. Siamo pronti a chiudere a oltranza». Con loro ci sono anche gli esercenti di Vicolo del Cinque a Trastevere, esercizi come Glass vedono azzerare la loro occupazione. Serrata anche per i titolari dei locali a San Giovanni in Laterano, al Pantheon, a Campo de’ Fiori e a piazza Navona, già protagonisti, questi ultimi, di una protesta lo scorso anno quando abbassarono le saracinesche e portarono in piazza centinaia di dipendenti.
Via i tavoli dalle piazze, si va verso la serrata
Esercenti pronti ad abbassare le saracinesche a ridosso di Natale: «Per noi sarà la fine»
