È una delle feste più sentite dai romani. Soprattutto da quando, nel 1958, il beato Giovanni XXIII iniziò la tradizione di recarsi in Piazza di Spagna per deporre un cesto di rose bianche ai piedi della statua dell’Immacolata Concezione, per poi recarsi a S. Maria Maggiore. Oggi, per la prima volta, Papa Francesco ripeterà l’omaggio in due tappe alla Madonna, come avevano fatto Giovanni Paolo II fino a metà degli anni ’90 e Benedetto XVI nell’Anno Mariano del 2006. Ad accogliere Francesco ci saranno il cardinale vicario Vallini, il sindaco Marino, il presidente della Regione Zingaretti, e 150 malati dell'Unitalsi. La statua fu benedetta da Pio IX l’8 settembre 1857, tre anni dopo la proclamazione del dogma. Il primo a inviare dei fiori alla statua della Madonna in occasione della solennità fu Pio XII mentre Paolo VI nel 1969 arrivò in Piazza di Spagna su una carrozza tirata da cavalli per rispettare l'austerity. Papa Francesco è atteso alle 16, dopo una breve sosta in via Condotti, dove - come tradizione - riceverà l'omaggio dell'Associazione dei commercianti. Al termine si sposterà a S. Maria Maggiore dove è già stato 5 volte dalla sua elezione. Ieri il Pontefice, parlando ai partecipanti della plenaria del Consiglio per i laici, è tornato a insistere sull’importanza del ruolo della donna: «Nella crisi culturale del nostro tempo - ha detto - la donna viene a trovarsi in prima linea nella battaglia per la salvaguardia dell’umano». Ma ha anche parlato delle opportunità e dei rischi legati alle nuove tecnologie: «Internet è una realtà diffusa, complessa e in continua evoluzione, e il suo sviluppo ripropone la questione sempre attuale del rapporto tra la fede e la cultura» ha detto il Papa che poi, citando San Paolo, ha sottolineato che «anche tra le opportunità e i pericoli della rete, occorre "vagliare ogni cosa", consapevoli che certamente troveremo monete false, illusioni pericolose e trappole da evitare. Ma, guidati dallo Spirito Santo, scopriremo anche preziose opportunità per condurre gli uomini al volto luminoso del Signore». Uomini e donne in carne e ossa, non virtuali, «spesso feriti o smarriti». Pertanto «internet non basta, la tecnologia non è sufficiente. Questo non vuol dire che la presenza della Chiesa nella rete sia inutile; al contrario, è indispensabile essere presenti, sempre con stile evangelico, in quello che per tanti, specie giovani, è diventato una sorta di ambiente di vita, per risvegliare le domande insopprimibili del cuore sul senso dell’esistenza, e indicare la via che porta a Colui che è la risposta». Il Papa ha anche ricevuto una delegazione dell’Istituto «Dignitatis humanae», alla quale ha ribadito che le vittime della «cultura dello scarto» sono «gli esseri umani più deboli e fragili, i nascituri, i più poveri, i vecchi malati, i disabili gravi, che rischiano di essere "scartati", espulsi da un ingranaggio che dev’essere efficiente a tutti i costi». Il rimedio? «La visione integrale dell’uomo» contenuta nella dottrina sociale della Chiesa, indicata come la «bussola» per «la difesa della libertà religiosa, della vita in tutte le sue fasi, del diritto al lavoro e al lavoro decente, della famiglia, dell’educazione».
Il primo omaggio di Francesco all’Immacolata
Andrea Acalia.acali@iltempo.it È una delle feste più sentite dai romani. Soprattutto da quando, nel 1958, il beato Giovanni XXIII iniziò la tradizione di recarsi in Piazza di Spagna per deporre un...
