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«Nativi digitali»: poco studio e molte chiacchiere

Andrea Acalia.acali@iltempo.itL’immagine più divertente ma che spinge anche a riflettere è quella di una bambina di un anno ripresa mentre fa funzionare senza problemi un tablet e poi, quando le...

L’immagine più divertente ma che spinge anche a riflettere è quella di una bambina di un anno ripresa mentre fa funzionare senza problemi un tablet e poi, quando le mettono davanti una rivista, tenta di allargare le foto sulla carta con le sue piccole dita. È il video utilizzato per introdurre la presentazione dell’indagine conoscitiva sul mondo dei «nativi digitali» realizzata dal Moige (Movimento genitori) sul tema «La dieta mediatica dei nostri figli». Perché se è vero, come ha sottolineato il curatore prof. Tonino Cantelmi, che oggi sono i più giovani ad insegnare agli adulti, «immigrati digitali», è anche vero che le nuove tecnologie rappresentano un rischio, oltre che un’opportunità, per i minori. L’indagine è stata condotta in otto aree: tv, computer e internet, telefonino, cinema, videogiochi, radio, riviste e quotidiani, libri. Dal campione è emerso che il 52% dedica alla tv fino a due ore al giorno, 1 su 5 anche 5 ore. Il 38% trascorre davanti al pc da 1 a 3 ore ma mentre il 24% si connette soprattutto per chattare e 1 su 5 ha incontrato persone conosciute on line, solo 1 su 10 si connette per studiare o fare ricerche. Per quanto riguarda i social network, il 96% è presente su Facebook mentre Twitter è considerata «roba da adulti». Quello che allarma è anche il fenomeno del «sexsting», cioé lo scambio di foto o video hot: il 60% ha dichiarato senza problemi di essersi divertito a ricevere o inviare foto a contenuto erotico. A questo è legato spesso il dilagare del cyberbullismo. Segnali d’allarme anche sul fronte dei videogames: uno su due nella fascia d’età fra 6 e 10 anni giunge a identificarsi con il suo personaggio preferito. Musica e sport sono i programmi più gettonati alla radio mentre 2 ragazzi su 3 non leggono i giornali e solo il 14% legge libri. Ne emerge un quadro dei giovani un po’ sprovveduti, giocherelloni, molto chiacchieroni, spesso guardoni e un po’ somari. In tutto questo, come ha sottolinato il presidente del Moige Maria Rita Munizzi, «brilla» l’assenza dei genitori: «Il mondo virtuale dei ragazzi ci taglia fuori - ha detto - Forse non siamo in grado di condividere le loro esperienze. Ma non bastano i parental control o l’imposizione di limiti di orario nell’uso degli apparecchi. È necessario condividere questo mondo con loro per "tirarli fuori" dal virtuale e "coinvolgerli" nel mondo reale». Il grande problema, infatti, come emerge da uno spot che sta facendo il giro del mondo, è quello di «disconnettersi per connettersi»: sapersi staccare dai mille apparati elettronici di cui ormai non sappiamo più fare a meno per riscoprire la bellezza del contatto umano diretto.

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