San Crispino da Viterbo è una parrocchia nata nel cuore delle case popolari nell'estremo nord della Capitale. Non è un caso se alla chiesa è stato conferito il nome di uno dei santi più vicini alle fasce disagiate della popolazione, ai cosiddetti «ultimi». Se ora infatti la situazione socio-economica in via delle Galline Bianche, è relativamente tranquilla, quando la chiesa nacque negli anni 80, a caratterizzare fortemente quest'area erano povertà, criminalità e degrado. Fenomeni che negli anni si sono fortemente attenuate ma nonostante questo la chiesa non ha smesso di essere un punto di riferimento dei residenti del quartiere. Un quartiere, tra Labaro e Prima Porta, con pochi esercizi commerciali e pochi punti di svago e di aggregazione per le nuove generazioni che nelle molte attività organizzate dalla parrocchia hanno trovato una valida alternativa alla strada e alla solitudine. Don Josè Domingo Zambrana è un sacerdote giovane, originario del Nicaragua. Da 7 anni è il parroco della chiesa San Crispino. Parla con un tono basso, pacato ma deciso. È di ampie vedute e una sua frase lo descrive meglio di ogni altra cosa: «Le porte della chiesa siano realmente spalancate a tutti». Egli tiene molto a sottolineare il ruolo fondamentale e aggregante che la parrocchia svolge per la comunità. Due storie rendono bene questa idea. Silvia Longhi, agente della Polizia locale del 15° gruppo e Fabrizio Pernaci, sottufficiale della Finanza, entrambi con un passato di «totale chiusura alla vita e a Dio», hanno rivisto le loro priorità dopo alcune catechesi organizzate dalla parrocchia. Fabrizio prima di entrare in contatto con la Chiesa non aveva figli. Grazie alla scoperta della religione ha deciso di «donare la vita», e non ha smesso anche quando ha scoperto che il terzo figlio sarebbe nato affetto dalla sindrome di Down. Oggi ne ha sette, l'ultimo è nato da poco. Discorso analogo per Silvia che ne ha addirittura otto. «La parrocchia - racconta - mi ha fatto capire quanto molto spesso tendiamo a sottovalutare l'enorme dono che Dio ci ha dato». Sia Silvia che Fabrizio sono membri molto attivi dell'attività parrocchiale. Che sono le più svariate. Dalle opere di carità in cui due volte al mese viene distribuito il pacco contenente beni alimentari soprattutto di prima necessità ma anche abiti per giovani e meno giovani, alla «Festa della Famiglia», una 3 giorni di incontri con professionisti e specialisti di vari settori. Un vero e proprio «convegno scientificamente preparato» dove è possibile dibattere di vari argomenti che non si limitano all'ambito religioso. Il tutto culmina in un pranzo nel terzo conclusivo giorno, che vede la partecipazione di oltre 200 persone. E ancora, assolutamente degno di nota è il «Caffè over 65». Due giovedì al mese viene fornita un'assistenza a 360° ad anziani, molti dei quali affetti dal morbo di Alzheimer. A questi viene data la possibilità di tenere in esercizio la mente e la memoria, ma viene fornita anche assistenza per cose semplici come le noiose pratiche burocratiche che per persone sole e avanti con gli anni possono divenire ostacoli insormontabili. Il sostegno morale ma anche pratico alla terza età è una caratteristica predominante della parrocchia: il vice parroco, l'irlandese don Richard Dowling, quotidianamente fornisce assistenza anche domiciliare agli anziani del quartiere. Ma non manca, ovviamente, l’attenzione per i più giovani, che alle spalle della struttura possono trovare un campo da calcetto e accanto una sala per la musica dove è possibile ricevere lezioni di strumenti vari, tra i quali, chitarra e batteria.
Dall’incontro alla conversione
Le storie di una vigilessa e un finanziare. Grande cura per gli anziani
