Il viaggio de Il Tempo nelle parrocchie romane comincia da San Cirillo Alessandrino. Una scelta non casuale, visto che oggi la chiesa al confine tra Tor Sapienza e Tor Tre Teste riceve la visita di Papa Francesco. Una parrocchia di periferia affidata da pochi mesi, per la precisione da agosto, a un giovane sacerdote, don Marco Ridolfo: «Quando mi hanno detto che dovevo venire qui - racconta - la frase più ricorrente che mi veniva ripetuta era "fai attenzione" con tre punti esclamativi... "È un quartiere difficile, pericoloso, con un grande degrado sociale". E invece ho trovato una realtà un po’ diversa... Ha le sue difficoltà, certo, ma con stupore ho conosciuto tante persone "vere", senza troppi strati, che ragiscono in funzione di ciò che vedono: se sei accogliente ti danno il cuore, sono molto generosi». Don Marco sta conoscendo pian piano la realtà in cui è stato chiamato a operare ma vuole sottolineare una caratteristica: «Tra le persone c’è una grande solidarietà, sia nei confronti di noi sacerdoti che, soprattutto, tra di loro, con chi non ce la fa. Ad esempio, noi non possiamo permetterci una perpetua: un po’ ci arrangiamo ma ci sono parecchi volontari che ci danno una mano. Ci sentiamo un po’ adottati». E racconta qualche esempio: «Quando sono arrivato qui fuori era una giungla. Non era bello, l’accoglienza passa anche attraverso gli occhi... Io e mio padre abbiamo cominciato a pulire l’area verde. Nel giro di pochi giorni sono arrivati i primi tre-quattro volontari poi il servizio è diventato fisso». Lo dice mentre due volontari, Luigi e Maurizio, stanno curando il giardino: «Penso che chi lo fa, lo sente suo». Don Marco tiene molto all’oratorio: «È una realtà nuova, aperta la domenica, e sono tanti ad offrire il loro tempo libero per assistere i bambini, dai ragazzi del post-cresima ai genitori, che non li "parcheggiano" ma sono molto attivi e coinvolti. Si nota che c’è voglia di stare insieme. Le persone sentono la parrocchia come una seconda casa. Intendiamoci - avverte - non è una sorta di mulino bianco! Però è una base positiva su cui si può lavorare». Un entusiasmo che si misura con la presenza alla Messa domenicale delle 10: «All’inizio - racconta don Marco - c’erano parecchie persone in piedi. Con don Daniel (il viceparroco, ndr) siamo stati cauti. Abbiamo pensato che forse era la curiosità per i nuovi sacerdoti... abbiamo aspettato ancora un paio di domeniche, poi visto che continuavano ad esserci persone in piedi, abbiamo aggiunto diversi banchi...». Un quartiere con tante coppie giovani che si stringerà intorno al Papa: «Non faremo nulla di straordinario - spiega il parroco - gli presenterò i figli che ho di cui sono fiero. Lo straordinario sarà la nostra vita ordinaria, è il fatto che c’è gente che ci crede». Non hanno chiamato neppure una ditta per fare le pulizie o abbellire la chiesa: «Ci pensano tanti volontari, ai fiori provvederanno la signora Marisa e Marco, il seminarista che ci aiuta, al coro i ragazzi che cantano con le nostre chitarre di ogni domenica. Certo, ci metteremo un impegno speciale ma senza interventi esterni». Anche i regali al Papa saranno «fatti in casa»: «Gli doneremo una targa incisa nel legno che sta realizzando la signora Ivana. Poi un Crocifisso di semplice "Das" dipinto e verniciato che stiamo facendo con il Consiglio pastorale e i cartelloni, le poesie, i cuoricini dei nostri bambini. Cose semplici - conclude don Marco - ma dietro c’è il nostro cuore e la nostra gratitudine. Mi aspetto tanto da questo incontro con il nostro vescovo: è benzina nel motore di chi ha ancora voglia di sperare».
La solidarietà? Si tocca con mano PARROCCHIA DEL GIORNO /1
Dalla cura del giardino all’oratorio: storie di chi ha «adottato» i sacerdoti
