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Roma Capitale

«Sono gay». Si uccide a 21 anni

Si è gettato dall’undicesimo piano. Il biglietto: chi ha atteggiamenti omofobi deve fare i conti con la coscienza

Non si sentiva accettato perché gay ed allora ha deciso di farla finita, lanciandosi dall’undicesimo piano di un palazzo. La tragedia è avvenuta sabato sera a Roma, in via Casilina 9, dove un ragazzo di 21 anni, Simone D., si è tolto la vita perché probabilmente si sentiva circondato da un mondo omofobo che lo soffocava impedendogli un’esistenza tranquilla. Forse un dramma annunciato, anche se gli elementi raccolti dagli investigatori non avrebbero suffragato le ipotesi di un’istigazione al suicidio. La vita del giovane, infatti, uno studente universitario come tanti, era apparentemente tranquilla. Viveva in casa con i genitori, a qualche chilometro dal posto in cui si suicidato, e non aveva mai dato segni di sofferenza. Non sarebbe emersa, infatti, alcuna violenza o vessazione subita che possa aver portato il giovane all’esasperazione e poi alla decisione di togliersi la vita. Solo un biglietto, scritto dal ragazzo e trovato in seguito, è l’unico elemento da cui partire per provare a dare una spiegazione al gesto. Prima avrebbe chiesto scusa ai genitori per quello che ha fatto, poi messo nero su bianco il suo malessere interiore. «Sono gay – avrebbe scritto – l’Italia è un Paese libero, ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza». I genitori, infatti, non sapevano dell’omosessualità del figlio e del dramma interiore che lo attanagliava. Sotto choc e disperati per la tragedia che li ha colpiti, hanno detto alla polizia di essere assolutamente ignari del disagio del figlio e che non sapevano della sua omosessualità. Anche alcuni amici di Simone non avevano idea che lui fosse gay e la sua morte ha lasciato tutti sconvolti. Un malessere, dunque, di cui non sembrava essersi accorto nessuno ma che sabato sera, verso mezzanotte, ha spinto Simone a lanciarsi nel vuoto, forse per lasciarsi dietro un’angoscia che lo opprimeva da tempo. Il suo corpo è finito sull’asfalto tra il terrore e la paura di alcuni clienti che stavano cenando in un ristorante che si trova nei pressi. «Non ci siamo accorti di nulla – ha spiegato uno dei camerieri di "Miseria e nobiltà" – eravamo tutti dentro. Poi abbiamo sentito le sirene dell’ambulanza e della polizia. Quando ci siamo affacciati, anche con alcuni clienti, abbiamo visto il corpo per terra coperto da un lenzuolo. È stata una scena molto brutta». Sulla vicenda sta indagando il commissariato di San Lorenzo. Al momento gli investigatori non escludono che il 21enne potesse essere stato bersaglio di atteggiamenti omofobi, anche se le indagini non sono orientate sul versante dell’istigazione al suicidio. Da subito sono stati sentiti amici e familiari per tentare di ricostruire la vita del ragazzo, anche le ultime ore, in cerca di un dettaglio che possa meglio indirizzare le indagini. Non sarebbe ancora emerso, però, nulla che possa far pensare ad una situazione di pressione psicologica sul 21enne o ad azioni omofobe. Probabilmente il suo gesto, che ha colto di sorpresa le persone più vicine, è stato il frutto di un tormento interiore che non ha manifestato a nessuno. Resta da capire, però, perché Simone abbia deciso di suicidarsi proprio da quel palazzo. La sua abitazione, dove viveva con i genitori infatti, si trova a qualche chilometro da via Casilina. Gli investigatori stanno scandagliando la vita del giovane per capire se proprio in quel palazzo vivesse qualche amico di Simone. Oppure se, dopo essere uscito di casa, abbia incontrato qualcuno lungo il tragitto che lo ha portato nello stabile.

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