Roma Capitale

Rutelli «beffato» da Sordi

di Natalia Poggi Non c’è pace per Albertone! A forza di rigirarsi nella tomba prima o poi salta fuori a baccajare. E avrebbe tutte le ragioni. Non bastava il caso dell’eredità milionaria e l’ipotesi...

Non c’è pace per Albertone! A forza di rigirarsi nella tomba prima o poi salta fuori a baccajare. E avrebbe tutte le ragioni. Non bastava il caso dell’eredità milionaria e l’ipotesi di reato di circonvenzione d’incapace ai danni dell’amata sorella Aurelia. Adesso ci si mette pure Francesco Rutelli che da sindaco lo aveva «promosso» sindaco per un giorno in occasione dell’ottantesimo compleanno. Rutelli ha fatto sapere che dalla casa dell’attore è sparito un quadro del Quattrocento senese una «Madonna con Bambino» (acquistato negli anni ’50) che Sordi buonanima aveva promesso all’ex ministro del turismo («Come to visit Italy»). «Voleva donarla alla città di Roma e mi aveva detto: poi deciderai tu dove metterla». Di queste nobili intenzioni non c’è però nulla di scritto. La notizia a tinte gialle, ieri mattina campeggiava su ilustri quotidiani. Che fine ha fatto la tavola Sordi? E pensare che Rutelli nel 2008 aveva persino chiesto a due grandi esperti di visionare l’opera. L’esame aveva confermato più che possibile l’attribuzione al grande Francesco di Giorgio Martini. In verità negli ultimi tempi oltre alla tela Sordi ci stavamo chiedendo anche che fine avesse fatto Rutelli, scomparso dal proscenio mediatico nazionale. Con la storia del quadro sparito da casa Sordi sarebbe rientrato alla grande. Con il senno del poi era meglio che fosse rimasto nelle tenebre. Perché proprio ieri dopo il polverone alzato da Rutelli s’è appreso che quel quadro, come accertato dalla Procura della Repubblica di Roma, fu donato nel 2010 da Aurelia Sordi a Papa Ratzinger. L’opera d’arte non è sparita ma nelle mani del papa emerito. Rutelli ha fatto autogol ma non demorde. E allora fa sapere che «se il giallo della Tavola Sordi è risolto, non è però realizzata la volontà di Alberto di regalarla alla città di Roma, al popolo che amava tanto». E perché Francesco vuole avere sempre l’ultima parola. Albertò dije qualcosa!

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