Roma Capitale

Lusso e casual si contendono il Metropolitan

Il Campidoglio vuol stringere i tempi per il restyling di Villa Borghese

Fendi o Abercrombie. Una partita a doppio binario quella per la conquista del cinema Metropolitan di via del Corso, che una delle due grandi griffe di moda si aggiudicherà portandosi a casa l'ambizioso obiettivo di ridare respiro al centro dello shopping d’elite. Di pochi giorni fa è la notizia di una delibera del Campidoglio con la quale si è decisa la riapertura dello storico cinema attraverso la trasformazione in un grande spazio commerciale che manterrà, però, al suo interno, una sala cinematografica di 332 mq. dotata dei più moderni sistemi audiovisivi. Un progetto già visto nel caso dello «Spazio Etoile» che con Louis Vuitton ha reinserito la piazza nel circuito del mercato del lusso, finanziando contestualmente la riqualificazione di piazza San Lorenzo in Lucina e il sistema di viabilità secondaria nell'area del Tridente tra via del Babuino e via del Corso. Nel caso del Metropolitan, la griffe che si aggiudicherà la partita permetterà il restyling di Villa Borghese e il rifacimento dell'intera facciata dell'ex cinema che sarà riportata al suo aspetto originale. Storia già vista quella del Metropolitan: chiuso nel 2010 perché nessuno ci andava più, come purtroppo è accaduto in questi anni a molte altre storiche sale, ha di fatto spento le luci su un pezzo di storia di Roma non solo cinematografica, ma soprattutto culturale. Adesso il compito di ridargli vita spetterà ad uno dei due marchi alla moda che, secondo indiscrezioni, sarebbero proprio Fendi o Abercrombie&Ficht. Brand italiano il primo, americano il secondo. Entrambi conosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Fendi, che già ha la sua location di lusso in largo Goldoni, potrebbe raddoppiare in via del Corso «griffando» il Metropolitan e riportando luce dentro Villa Borghese. La casa di moda della doppia «F» è la stessa che si è resa disponibile solo pochi mesi fa a finanziare un restauro d’eccezione come quello di Fontana di Trevi, accollandosi tutte le spese. Abercrombie&Ficht è famoso soprattutto tra i giovani che vestono casual. Conta centinaia di negozi negli States, almeno tre in Europa, uno a Milano. E da tempo si mormora che Roma potrebbe essere scelta come piazza test per il lancio del primo Gilly Hicks: punto vendita dedicato alla linea di intimo uomo-donna prodotta da Abercrombie e presente per ora solo in America, Londra e Sydney. Che fosse proprio via del Corso la location giusta? Del resto la Capitale è stata la prima città in cui ha aperto Hollister, sister brand di A&F. Segno che l'interesse del marchio c'è e la potenzialità anche. Certo, parliamo di negozi molto più piccoli, localizzati nei centri commerciali. Altra storia è occupare uno spazio così grande come quello dell'ex cinema con un unico brand. Fatto sta che qualunque sarà la griffe al «comando» del Metropolitan dovrà garantire posti di lavoro stimato attorno ai 60 addetti, un numero che fa brillare gli occhi in un periodo come questo di profonda crisi economica e occupazionale. Quanto ci vorrà perché tutto questo diventi realtà non è ancora dato sapere, ma in Campidoglio fremono perché il progetto di definisca al più presto: ottima carta da giocare alle prossime elezioni quando si parlerà di cultura e di progetti da realizzare per la città.

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