Roma Capitale

Il genio culturale veneto si intreccia con la tradizione romana

Valentina Conti Il genio culturale veneto a Roma. Incontri su testi antichi e moderni, presentazioni di romanzi, gemellaggi, tour turistici letterari, declamazioni di poesie in dialetto, le...

Il genio culturale veneto a Roma. Incontri su testi antichi e moderni, presentazioni di romanzi, gemellaggi, tour turistici letterari, declamazioni di poesie in dialetto, le principali attività per ricordare la socialità del proprio vissuto nel mood capitolino. Ma anche riferimenti a personaggi leggendari della tradizione romana, come l’ultima fatica letteraria, corredata dalla prefazione del senatore a vita Giulio Andreotti (autorevole quanto attento studioso della romanità), del presidente Claudio Modena, incentrata su Ciceruacchio, al secolo Angelo Brunetti, leggendario capopopolo che riempì la vita di Roma nella prima parte del diciannovesimo secolo e che forse troppo poco ancora si conosce nelle scuole. «Lo presenteremo fra qualche mese insieme ad un altro mio libro su Anita Garibaldi», annuncia Modena. E pure commemorazioni, come quella del giornalista Eugenio Balzan, uomo di cultura, imprenditore e mecenate, originario di Badia Polesine, che svolse quasi tutta la sua attività come cronista al Corriere della Sera. Talenti da esportare anche in una metropoli come Roma. Ecco perché continua ad esistere l’associazione dei Veneti a Roma, affiliata dell’Unar. Sodalizio di ispirazione cattolica fondato nella Capitale 22 anni fa, è sicuramente una delle associazioni più attive nel variegato mondo dell’emigrazione regionale. Una realtà copiosamente operativa che si adopera per tenere in vita i rapporti con il Veneto, svolgendo quasi la funzione di «ambasciata» tramite una fitta rete di iniziative all’attivo. Suo primo presidente è stato il giornalista e scrittore veneziano Alvise Zorzi, oggi presidente onorario. Padre spirituale è, invece, Monsignor Enrico del Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense. Il legame profondo con la tradizione di una «terra di privilegiati», di grandi talenti e personalità eccellenti riportato nella Città Eterna sull’egida di una leggenda della notte dei tempi. Per capire il connubio fra Roma e il Veneto, al di là della storia, dobbiamo, infatti, immancabilmente iniziare dal mito. Antenore ed Enea: i due eroi troiani, compagni di sventura, che grazie alla protezione divina riuscirono a fuggire da Troia in fiamme e sbarcare dopo mille e una avvincenti avventure sul suolo italico. Un matrimonio della storia ideale. Così, la vicenda di Enea è alle origini della nascita di Roma e la leggenda di Antenore è alle origini di Padova. La fratellanza tra il Veneto e Roma nel segno del destino. Significativo è stato, poi, l’arrivo dei veneti in città all’inizio del secolo scorso, con il fenomeno dello spopolamento delle campagne venete e le migliaia di diseredati, giunti nell’Urbe, impiegati nella bonifica delle paludi pontine. Un filo conduttore che i veneti capitolini non dimenticano, a partire dal presidente dell’associazione, Modena, di Porto Tolle, formato nella Casa dei Buoni Fanciulli del Beato Don Calabria di Verona. E degli oltre 15.000 cittadini veneti che oggi risiedono a Roma. Storia, attualità, ricordo e orgoglio dell’identità veneta, nel segno dell’unità e non della divisione, alla faccia della politica di bassa lega. Perché le associazioni regionali in città, va ricordato, nascono proprio con queste finalità. Tradizione e senso di appartenenza, ma anche solidarietà e compartecipazione. Allora come adesso.

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